Pensare la società del rischio globale

huge_chess_set-1280x800.jpgDa un giorno all’altro, l’economia di mercato, principio del cui l’Occidente si è fatto il missionario, e che ha comportato un’avversione per il comunismo, cosi come una messa a distanza critica del sistema cinese attuale, è diventata finzione. È con il zelo dei neofiti che i banchieri esigono la nazionalizzazione delle loro perdite. Il modello cinese d’economia socialista del mercato, finora demonizzato, ma anche temuto, sta facendo irruzione nei cerchi anglosassone del “lascia fare”? Come può ai nostri giorni la globalizzazione dei rischi finanziari causare tale confusione della politica mondiale?

La distinzione seguente, fondamentale, ci consegna una risposta a questa questione: il rischio non significa catastrofe, ma la percezione medesima della catastrofe futura nel presente. La generalizzazione dei rischi (variazioni climatiche, crisi finanziaria, terrorismo, conflitti sociali) instaura uno stato di emergenza illimitato, che oltrepassa la sfera nazionale per diventare universale.

3d_world_map-1280x800.jpgAl primo momento, si potrebbe pensare che il filosofo tedesco Carl Schmitt (1888-1985) avesse previsto il potenziale politico che cela lo stato di emergenza instaurato dalla globalizzazione dei rischi. Ma, nella sua teoria della sovranità, Carl Schmitt pensa lo stato di emergenza nei limiti dello Stato nazione. Il segno più visibile della globalizzazione dei rischi è forse l’instaurazione di una situazione eccezionale che abolisce le frontiere tra gli stati singole nazioni, e rimescola i riferimenti sociali, spaziali non soltanto temporari. Sul piano della socializzazione, lo stato di emergenza oltrepassa le frontiere, nella misura in cui il nuovo capitolo finanziario che si apre dipende “dalla politica interna mondiale”. Lo si vede con più enfasi nella battaglia che si danno attualmente i governi per trovare il migliore piano di salvataggio finanziario (vedere l’esempio del primo ministro britannico Gordon Brown o il francese Nicolas Sarkozy). Un gioco di potere, che dipende allo stesso tempo dal colpo di fortuna e dalla roulette russa, viene a trasformare le norme di una politica internazionale apparentemente ultrapassata.

Al momento presente nessun giocatore isolato può ritirare le sue carte dal tavolo da gioco, poiché tutto si basa sulle alleanze che lui stesso contratta e amministra. Da solo, un governo non può combattere né il terrorismo globale, né lo sregolamento climatico, né fermare la minaccia di una catastrofe finanziaria. Quando cerca una risposta al crollo programmato dell’economia mondiale nei limiti stretti dello spazio nazionale, un politico come Michael Glos (attuale ministro tedesco dell’economia del governo del cancelliere Angela Merkel) somiglia ad un ubriacone, che, in piena notte, tenda di trovare il suo portafoglio alla luce di una lanterna. Quando gli chiedono: “È realmente qui che avete perso il vostro portafoglio?”, quest’ultimo risponde: “Non, ma la luce di questa lanterna mi permette almeno di continuare a cercare!”.

In altri termini: la globalizzazione dei rischi finanziari potrebbe anche generare “stati deboli” – anche nei paesi occidentali e industrializzati. La struttura statale che emergerebbe di questo contesto avrebbe per caratteristiche l’impotenza e l’autoritarismo postdemocratico.

Lo stato di emergenza abolisce le zone di protezione, poiché l’impatto dei rischi finanziari in un mondo di estrema interdipendenza è diventato imprevedibile ed impossibile da compensare. Lo spazio rassicurato dei primi stati nazioni dell’era moderna non era al riparo dai danni. Tuttavia, questi erano riparabili e tante volte prevedibili: i danni che causavano erano indennizzabili. Una volta che il sistema finanziario mondiale è crollato, che il clima si è sregolato in modo definitivo, che i gruppi terroristici dispongono già di armi di distruzione di massa, allora ormai è troppo tardi. Nei confronti di questa nuova forma di minaccia per l’umanità, la logica di riparazione “casalinga” non è più valida. In questo contesto, ogni giudizio razionale e fondato sull’esperienza è bandito!

directions-wallpapers_8021_1280x800.jpgIl carattere imprevedibile dei rischi finanziari è il corollario dell’assenza di sapere. Nello stesso tempo, le esigenze dello Stato in materia di conoscenza, di controllo e di sicurezza devono tuttavia essere rinnovate, approfondite ed estese. Da li risulta tutta l’ironia (per usare un eufemismo) della situazione: si pretende di controllare qualcosa, di cui nessuno non può conoscere né la natura, né l’evoluzione, e si ignora quali saranno gli effetti benefici o secondari dei miliardi prescritti come terapia dalle forze politiche, nell’intossicazione delle cifre. Perché è riservato allo Stato il compito di intervenire, quando l’economia rifiuta di funzionare? A ciò c’è una risposta-chiave, d’ordine sociologico: è sulla promessa di sicurezza che lo Stato moderno assolve la sua indiscussa supremazia.

Cosa avviene quando questa promessa sproporzionata non avviene? La risposta è realistica e cinica allo stesso tempo: l’impotenza dell’azione politica aumenta il pericolo, e con ciò l’emergenza. Con una conseguenza paradossale: l’emergenza sbianca gli errori politici e contemporaneamente crea le condizioni della loro comparsa. Più i sbagli accentuano l’emergenza della gente, più sono perdonate. Esempio palese avviene in questi giorni con la Commissione europea che approva il piano di rilancio dell’economia europea proponendo lo stanziamento di 200 miliardi di euro, di cui 170 messi dagli stati membri.

Il carattere imprevedibile del pericolo crea uno stato di emergenza che non è più limitato nel tempo. Da questo punto di vista, i crediti “tossici” del sistema finanziario mondiale somigliano un po’al pericolo di valanga quando la neve non cessa di cadere: si sa che il rischio esiste, ma non si sa con esattezza quando e dove si produrrà il crollo.

Allo stesso tempo, la percezione di questo pericolo che minaccia di portarci tutti in fondo al pozzo crea una dinamica, un’accelerazione dell’azione, e con ciò una necessità consensuale che viene a mettere in cortocircuito la presa di decisione politica. La conseguenza: ciò che sembra impensabile nell’ambito dello spazio politico nazionale diventa possibile, precisamente, su scala mondiale. Impegni d’ordine finanziario e politico riescono ad essere assunti mondialmente, in una precipitazione vicina all’elettroshock.  

square-space-wallpapers_6256_1024x768.jpgPerché ciò accade? Perché la catastrofe viene anticipata, ed il rischio universale amplificato dalle immagini trasportate dai mass media. Il potere senza precedenti della percezione del pericolo universale è tuttavia pagato caramente, poiché è soltanto un’azione di breve periodo: la legittimità dell’azione “cosmopolitica” di fronte ai rischi globali dipende dai mass media, e non si mantiene che con l’attenzione che portano a questi pericoli.

Nella società del rischio globale, né l’erranza metafisica dell’Godot de Beckett, né la visione sconvolta dei meccanismi di controllo di Foucault, e neanche la tirannia silenziosa del processo di razionalizzazione che terrificava Weber, non suscitano una scossa antropologica. Ciò che ci spaventa maggiormente, è l’idea che la tela delle nostre dipendenze materiali e dei nostri doveri morali potrebbe strapparsi, e che il sistema sensibile della società mondiale del rischio potrebbe crollare. In altre parole è il mondo alla rovescia. Ciò che era un quadro terribile per Weber, Adorno e Foucault (la perfezione del controllo razionale che disciplinava il mondo) è per la vittima potenziale dei rischi finanziari (cioè per tutti noi) una promessa: ah!, se il controllo razionale regnasse come padrone sovrano! Se i nostri mali peggiori fossero il consumo e l’umanismo! Se il sistema potesse venire lui stesso a fine dei suoi sregolamenti! Come sarebbe meraviglioso!

Quale è l’effetto positivo di questi effetti perversi? Che gli stati nazioni egoisti devono aprirsi da soli al mondo. Si tratta tuttavia di una possibilità fra molte altre, che implica avere tratto lezioni dall’anticipo di catastrofi. Un’altra possibilità sarebbe che non abbiano luogo.

Approdimento

Come “giustificare” la dittatura: un profilo di Carl Schmitt

Il sito italiano dedicato a Samuel Beckett

Scritto: da LuisB

Pensare la società del rischio globaleultima modifica: 2008-11-27T14:39:55+01:00da bellefotoblog
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