venerdì, 21 settembre 2012

Il miracolo pachistano: l’auto ad acqua

pakistan,auto ad acqua,video,tecnologia,scienza,ricerca,motori,economia,ecologia,truffa,termodinamica,biologia,frode scientifica,opinioneAgha Waqar Ahmad merita di ricevere una medaglia dal popolo pachistano, per gli enormi servizi resi alla nazione: in solo pochi giorni è riuscito a mostrare a tutti quanto il Pakistan sia sprofondato in una profonda fossa di ignoranza e auto illusione. E sicuramente nessun burlone avrebbe potuto dimostrare meglio la vera natura di una numero – forse eccessivamente alto - di leader politici, giornalisti e famosi scienziati pachistani.

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giovedì, 24 marzo 2011

Un dollaro che ne vale milioni

3410001438_910347fd96_o.jpgSecondo un rapporto del U.S. Government Accountability Office (GAO) pubblicato di recente, se gli Stati Uniti sostituissero la loro unità economica cartacea con monete di uguale valore, come è successo in molti altri paesi, il risparmio per la nazione, nei prossimi 30 anni, potrebbe arrivare a 5,5 miliardi di dollari.

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lunedì, 07 febbraio 2011

Un devastante traffico di insetti in Bolivia

ble099349a.jpgOgni anno, personaggi dai contorni poco chiari, arrivano, prevalentemente dall'Asia, e raggiungono la parte tropicale del dipartimento di La Paz, la capitale della Bolivia. Da li, salgono fino a 5.000 metri di altitudine per raggiungere la località di La Cumbre e poi tornano nella regione dello Yungas.

Sono pochi, tra gli abitanti locali, quelli che sanno che, dietro a questi falsi turisti, si nascondono, in realtà, un gruppo di trafficanti di farfalle, scarafaggi, api ed altre specie di invertebrati originari della Bolivia, destinati perlopiù a essere venduti sul mercato internazionale del collezionismo.

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mercoledì, 09 dicembre 2009

La Terra e una demografia sostenibile

1804817702.jpgLa crescita demografica sul pianeta Terra è ancora in gran parte considerata come un dato sul quale è difficile agire direttamente. Chi andrebbe contro la libertà di tutti, ricchi o poveri, di procreare secondo il proprio desiderio? Chi prenderebbe posizione contro il dogma della "crescita economica per tutti" che per oltre sessant'anni ha cullato il mondo come il migliore modo di combattere un aumento demografico senza limiti? E tuttavia, anche i dogmi più solidi possono crollare.

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mercoledì, 17 dicembre 2008

La Cina lancia la sua prima automobile ibrida

f3dm.pngCon la F3DM commercializzata questo lunedi da BYD Auto, la giapponese Toyota Prius ha ormai una rivale cinese nell'Impero di Mezzo o presto negli Stati Uniti per non parlare dell’Europa. Poiché entro il 2010, la società con sede nella provincia di Shenzhen, detenuta al 9,9% da Warren Buffet, intende allargare all'America la sua conquista del mercato delle auto ad energia rinnovabile. Le giapponesi Toyota Prius e Honda Civic Hybrid hanno ormai una rivale cinese. Questo lunedì, la società BYD Auto, ha iniziato la commercializzazione della prima automobile ibrida elettricità-benzina mai prodotta in serie in Cina.

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giovedì, 20 novembre 2008

Dall'animale all'uomo: l’evoluzione della catena tossica

610x.jpgSono le uova che hanno fatto individuare la frode. Durante settimane, lo scandalo della melammina, questa sostanza fraudolentemente aggiunta al latte e che ufficialmente ha ucciso 4 bambini cinesi e ne ha reso malati più di 54.000, erano restati circoscritti ai prodotti lattici. Quindi, un giorno d'ottobre, un dispositivo di controllo ha individuato questo prodotto tossico in uova venute da Cina continentale in vendita in un supermercato di Hong Kong. Immediato panico della popolazione sul pollame: se il consumo del latte di mucca è relativamente recente in Cina, quello delle uova, dei polli e delle anatre, in compenso, è da sempre molto diffuso.

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lunedì, 15 ottobre 2007

Silicio il grano di sabbia porta fortuna

aa6a900c3c6df964f2405fecb4d3bc0e.jpgDallo sconfinato deserto del Sahara e della Namibia alle spiagge di Rio de Janeiro o i vari laghi di cava in Italia luoghi che possono già da oggi svolgere un ruolo importante – e per di più molto lucrativo – per fronteggiare i crescenti problemi energetici del pianeta. Ciò che li accomuna è la presenza di silicio nella loro sabbia. Con una quota del 25,8 per cento, questo elemento chimico di simbolo Si della tavola periodica è secondo soltanto all’ossigeno per presenza e reperibilità sulla crosta terrestre. Ma ad oggi prima di poterlo vendere con profitto bisogna sottoporlo a complessi, e soprattutto costosi nonché distabile impatto ecologico, processi di raffi nazione.

Il silicio non è, però soltanto un metallo della tavola periodica degli elementi, infatti, è pure una materia prima negoziata a livello mondiale, con quotazioni che attualmente raggiungono i massimi storici. Nell’ultimo biennio il suo prezzo è letteralmente raddoppiato, per fissarsi ormai sopra i 50 dollari al chilo, con forte  e sicura tendenza al rialzo. La solidità della congiuntura ha galvanizzato la domanda dell’industria elettronica, che per la produzione di computer, telefonini o lettori MP3 non può prescindere dal silicio. Però, già da un po’ di tempo, tuttavia, gli operatori attivi sui mercati delle commodity hanno nuovi clienti, ovvero, le società che operano nel campo dell’energia solare, dove il silicio costituisce ad oggi l’elemento di base. Tutto questo grazie alle sue proprietà di semiconduttore intrinseco, esso diventa conduttivo grazie ai fotoni (luce) o al calore.

Da tempo la produzione di celle fotovoltaiche non è più relegata negli scantinati di ricercatori incalliti intenti ad assemblare pannelli nella speranza di produrre corrente. Oggi siamo di fronte ad un settore industriale completamente nuovo, specializzato nella produzione di collettori solari. Ditte come il norvegese REC Group o la tedesca Solarworld sono i leader di mercato mondiali di questo giovane comparto energetico-tecnologico. Va tuttavia puntualizzato che l’energia solare non esercita il suo fascino soltanto a causa del caro-greggio, questo perchè nel quadro del Protocollo di Kyoto i paesi industrializzati si sono impegnati a ridurre le emissioni responsabili dell’effetto serra, e di conseguenza a trovare fonti energetiche alternative. Il risultato di questa azione spinge il settore dell’energia solare in avanti portandolo a vivere un boom senza precedenti.

830f312cda58b245f1eb32d15b1cca24.jpgMa non tutto è oro ciò che luccica, infatti, questo sviluppo pare tuttavia destinato a rallentare il passo, conseguenza di ciò, l’esplosione della domanda di celle fotovoltaiche si contrappone un’offerta ridotta nel mercato di silicio raffinato. In aggiunta, il mercato mondiale di questo metallo è controllato da pochissimi fornitori che si potrebbero anche definire multinazionali, tra cui si annoverano il gruppo chimico giapponese Tokuyama, la statunitense Hemlock e la tedesca Wacker Chemie. La conseguenza di questa concentrazione dell’offerta in mano a poche aziende è che il prezzo del silicio avanza imperterrito e non accenna a fermare la sua corsa. Non ci si meraviglia quindi che gli operatori del settore inizino a chiamarlo anche «oro grigio».

Allo stato puro esso forma dei cristalli grigio scuro che ricordano un poco per la sua forma, i diamanti. Viene smerciato in tutto il mondo per un volume di negoziazione annuo di centinaia di migliaia di tonnellate. Per potersi accaparrare una fetta di questo redditizio mercato, tutte le industrie coinvolte si stanno adoperando per aumentare le rispettive capacità di produzione. Lo scorso mese di gennaio la tedesca Wacker Chemie, ha, ad esempio, avviato i lavori di ampliamento del suo impianto di Burghausen, località che si affaccia sulla riva sinistra del fiume Salzach al confine con l’Austria. La nuova infrastruttura, secondo quanto communicato dall’azienda, permetterà di passare dalle attuali 5.500 a 9.000 tonnellate. Un progetto che tuttavia ha il suo prezzo, la Wacker Chemie parla di un investimento di 200 milioni di euro.

Un certo rischio residuo presente nel settore è tuttavia inevitabile. Dopo il boom dei computer, trainato dalla information technology, alla fine degli anni Novanta si è visto con quale rapidità i sogni possano frantumarsi. Anche quelli dei produttori di silicio, che hanno assistito al crollo dei prezzi con i magazzini colmi di metallo raffinato. Nel frattempo il settore si è risollevato dalla crisi, le quotazioni hanno ripreso a salire e nulla lascia prevedere un’inversione di tendenza.

Conclusione

93c579f653bf581afe83bdc1d3ca57c7.jpgMa in ambito globale quali sono le prospettive nel settore? Negli Stati Uniti la promozione delle fonti energetiche rinnovabili è diventata un affare di Stato. Nel discorso alla Nazione di inizio anno il Presidente degli Stati Uniti George W. Bush ha dato nuovi impulsi al settore, preannunciando di aumentare del 22 per cento le sovvenzioni statali per il sostegno dell’energia alternativa al fine di ridurre la dipendenza del paese dal petrolio.

E cosi nella soleggiata California le intenzioni hanno assunto concretezza già in gennaio, con l’annuncio del maggior programma solare mai realizzato su suolo americano. L’Autorità di regolazione statale PUC (Public Utilities Commission) ha varato un piano di undici anni che prevede la promozione su vasta scala dell’energia solare.

Le economie domestiche e le imprese beneficeranno di agevolazioni se adotteranno questo tipo di energia. Secondo i calcoli della PUC, in questo modo l’approvvigionamento di energia elettrica dovrebbe raggiungere 2,3 milioni di cittadini della California.

63fbf44504f559acf4182db9c69827ed.jpgGli impianti solari dello Stato sarebbero in grado di sfornare 3000 megawatt di energia, l’equivalente di sei centrali elettriche tradizionali. Al momento negli Stati Uniti la produzione di energia elettrica mediante conversione fotovoltaica è di soli 400 megawatt. Una volta attuati i progetti, la California potrebbe accodarsi dietro il Giappone e la Germania come terzo produttore mondiale di energia solare.

Una cosa è certa: la skyline di San Francisco, Los Angeles e Santa Barbara subirà delle vistose modifiche. Sui tetti della California è infatti previsto il montaggio di un milione di impianti solari.

Nota

cbb26a8bdfee6b597b8fc1c8fc83fe63.jpgDopo l’onerosa raffinazione del silicio vengono prodotti i cosiddetti «wafer». In un laborioso processo si ottengono dei lingotti cilindrici, lunghi fino a due metri e con un diametro di 30 centimetri, che vengono successivamente tagliati a uno spessore di mezzo millimetro.

I «wafer» servono poi da elementi di base per l’assemblaggio di semiconduttori e celle solari. I maggiori paesi produttori mondiali sono il Giappone, Taiwan, ma anche la Germania, la Gran Bretagna e gli Stati Uniti.

Scritto: da LuisB

giovedì, 04 ottobre 2007

I 10 luoghi più inquinati del pianeta

9be9cfdf4386621e6b40971facfeca7d.jpgRecentemente l’organizzazione ambientalista statunitense Blacksmith Institute, in cooperazione con Green Cross Svizzera, ha stilato l’elenco dei dieci luoghi più inquinati del mondo per il presente anno 2007. La maggior parte delle località inserite nella lista Dirty 30 si trova in Asia: Cina, India e Russia sono i Paesi più rappresentati.

I criteri alla base di questa selezione sono stati elaborati da un team di esperti internazionali che inglobano ricercatori della Johns Hopkins University, del Hunter College, della Harvard University, dell’IIT Delhi, della University of Idaho, del Mt. Sinai Hospital di New York e primari collaboratori di aziende internazionali per la tutela dell’ambiente. Per quanto riguarda la metodologia, quest’anno è stato dato maggior peso all’entità e alla tossicità della contaminazione e al numero delle persone esposte al rischio.

b5b47af0fb4aab412c9704238ee6ab7a.jpgNella lista quest'anno figurano Sumgait, in Azerbaijan; Linfen e Tianjin, in Cina; Sukinda e Vapi, in India; La Oroya, in Perù; Dzerzinsk e Norilsk, in Russia; Cernobyl in Ucraina e Kabwe, in Zambia. Sono in parte riconferme, in parte nuovi arrivi. Escono dai top ten, ma restano tra i primi trenta, Haina (Repubblica Dominicana), Ranipet (India), Mailuu Suu (Kirghizstan) e Rudnaya Pristan (Russia). Vi entra in cambio a pieno titolo il complesso industriale per la produzione del piombo di Tianjin, in Cina, considerato da solo responsabile della metà dell’inquinamento totale della regione.

Tra gli agenti tossici rilasciati in abbondanza nell'ambiente si trova in quantità massicce il micidiale piombo, una sostanza additata fra le più pericolose per lo sviluppo intellettuale dei bambini. Preso in considerazione per la prima volta anche il centro di Vapi, in India, un esempio di sfruttamento industriale «selvaggio»: in questa località sono presenti più di 50 fabbriche che contaminano il suolo e la falda freatica locale con pesticidi, PCB, cromo, mercurio, piombo e cadmio. La quantità di mercurio presente nella falda freatica di Vapi è 96 volte più alta di quella raccomandata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

C'è poi il centro minerario di Sukida, anch'esso presente in India, dove si concentrano oltre il 97% degli scarichi di cromo del Paese, rilasciati nelle riserve di acqua potabile da dodici miniere sfruttate senza il minimo controllo ambientale. Sumgait, in Azerbaijan, è un lascito dell’ex Unione Sovietica: un complesso industriale che inquina la regione con prodotti chimici industriali e metalli pesanti. Il risultato è un tasso di tumori tra la popolazione locale dal 22% al 51% più elevato della media del Paese. Particolare allarme desta l'alto numero di mutazioni genetiche registrato specialmente fra i neonati.

0efde50d322a1ee5a32d3525d10fc6c5.jpgNella Repubblica popolare cinese a detenere lo scettro della città più malsana è Linfen, nella provincia Shanxi, centro minerario importantissimo la cui attività estrattiva è legata al carbone. L'industria di Linfen, per dire, produce i due terzi del fabbisogno cinese di energia. Qui, l'emergenza è legata soprattutto all'inquinamento dell'aria che mette a rischio 200 mila persone, a causa della presenza di monossido di carbonio, arsenico, piombo e soprattutto delle terribili Pm-10, le particelle sottili che si insinuano ovunque.

Nella Federazione Russa a Dzerzinsk sono ben oltre 300 mila le persone potenzialmente a rischio, a causa della presenza di scarti chimici e tossici provenienti da una fabbrica che produceva armi nel periodo della guerra fredda. Dallo stabilimento uscivano anche gas nervino e altri gas letali i cui effetti tossici sono legati al triossido di arsenico, all'acido prussico, al fosgene, alla diossina e ad altri componenti chimici. Dzerzinsk - per i russi - è una città di morte e distruzione come dimostra anche l'aspettativa di vita degli abitanti: 42 anni per gli uomini e 47 per le donne.

In Sud America, nell’Perù più precisamente nella cittadina mineraria andina de La Oroya - dove ha anche sede un polo di industria pesante - che dagli anni Venti mette in pericolo la vita dei suoi abitanti, costantemente esposti a emissioni tossiche. Anche in questo caso si parla di altissimi livelli di piombo nel sangue, soprattutto dei bambini, il cui sviluppo mentale, spiegano i ricercatori, è compromesso. Secondo gli studi condotti dal Dipartimento generale della salute ambientale del Perù nel 1999, il 19 per cento dei più piccoli ha livelli di metallo pesante nel sangue che eccedono le soglie consentite.

3895203461eabd13177edbfdc59bbca6.jpgNel continente africano lo Zambia, e in particolare, la città di Zabwe, che dista circa 150 chilometri dalla capitale Lusaka, qui il problema è soprattutto provocato dal letale piombo. Che si infiltra ovunque, anche nel sangue dei abitanti più piccoli. Zabwe è una delle sei città ubicate nella zona del Copperbelt, un tempo fiorente area industriale dello Zambia proprio a causa dei giacimenti minerari. Fino al 1964 si è continuato a estrarre (centralizzato soprattutto sull’piombo) senza che il governo centrale – uno dei più corrotti all’mondo - prendesse alcuna misura di sicurezza. Oggi industrie e miniere non sono più attive, ma è rimasto l'inquinamento in maniera constante nello territorio. Il livello di contaminazione del suolo da piombo, zinco, cadmio e rame in un'area di oltre 20 chilometri quadrati è molto più alto rispetto alle soglie indicate dall'Organizzazione mondiale della sanità. Abitanti a rischio ad oggi superano e 250 mila individui.

Per approfondimento

97123e5f380f8b3e739f135dd2bb826e.jpgBlacksmith Institutel’organizzazione opera in tutto il mondo per identificare e bonificare i luoghi più inquinati del pianeta, utilizzando una metodologia da loro definita “Pollited Place” che mira a concentrare gli sforzi sugli interventi più efficaci.

Sulle aree inquinate più estese l’organizzazione lavora assieme a partner locali, comprese le autorità governative ambientali, per identificare interventi su larga scala e per recuperare i fondi necessari dalle diverse agenzie internazionali. Dal 1999 ad oggi il Blacksmith Institute ha completato 22 progetti in 6 paesi e attualmente é impegnato in 42 progetti in 12 nazioni.

8d0ca87e82e45122532034a469ae77c1.jpgIl termine inquinamento si riferisce ad un'alterazione di una caratteristica ambientale causata, in particolare, da attività antropica. Il termine è quanto mai generico e comprende molti tipi di inquinamento, il suo uso inoltre non è legato al solo inquinamento ambientale.

Generalmente si parla di inquinamento quando l'alterazione ambientale compromette l'ecosistema danneggiando una o più forme di vita. Allo stesso modo si considerano atti di inquinamento quelli commessi dall'uomo ma non quelli naturali (emissioni gassose naturali, ceneri vulcaniche, aumento della salinità).

Quando si parla di sostanze inquinanti solitamente ci si riferisce a prodotti della lavorazione industriale (o dell'agricoltura industriale) tuttavia è bene ricordare che anche sostanze apparentemente innocue possono compromettere seriamente un ecosistema: per esempio del latte o del sale versati in uno stagno. Inoltre gli inquinanti possono essere sostanze presenti in natura e non frutto dell'azione umana. Infine ciò che è velenoso per una specie può essere vitale per un'altra: le prime forme di vita immisero nell'atmosfera grandi quantità di ossigeno come prodotto di scarto per esse velenoso. (Fonte; Wikipedia)

Scarica qui

I dieci luoghi più inquinati del mondo 2007.pdf

Rapporto Blacksmith 2007 (lingua inglese) (Documento in formato PDF 1 MB)

Link

I dieci luoghi più inquinati del mondo 2007 (Mappa interactiva)

Scritto: da LuisB

mercoledì, 04 luglio 2007

La mela frutto più inquinato

83dc28fc16f40968606d76972bf46c6f.jpgÈ la frutta la regina dei fitofarmaci, più "inquinata" rispetto alle verdure. Solo la metà dei campioni di frutta (54 per cento) è, infatti, esente da residui di pesticidi, mentre i campioni decisamente irregolari si attestano sull'1,7%. Eclatante è il caso delle mele, frutto associato tradizionalmente alla salute, di cui solo il 39% è esente da pesticidi; il 30% dei campioni analizzati presenta più di un principio attivo e addirittura il 3,6% risulta irregolare.

Anche il 20% dei prodotti derivati risulta contaminato da uno o più principi attivi: un dato particolarmente significativo se si pensa che tra questi compaiono proprio quei prodotti tipici del Made in Italy (come l'olio e il vino) e alcuni tra gli alimenti preferiti dai bambini come succhi di frutta e omogeneizzati. Oltre l'84% delle verdure analizzate risulta, invece, regolare e privo di residui chimici, il 15% presenta uno o più residui e l'1% è proprio irregolare.

Sono questi i risultati di Pesticidi nel piatto 2007 di Legambiente, dossier sulla presenza di residui chimici sull'ortofrutta realizzato sulla base dei dati forniti dai laboratori pubblici provinciali e regionali relativi alle analisi condotte nel corso del 2006. Da segnalare una fragola analizzata in Sicilia, che detiene il record di sostanze ritrovate con ben 8 principi attivi. Ancora la Sicilia registra un campione di pere con 7 sostanze presenti.

Scritto: da LuisB

martedì, 22 maggio 2007

Terra SOS – Pianeta nel caos

medium_new-orleans-katrina.jpgSecondo l’Organizzazione Mondiale della Meteorologia il 2006 è stato il sesto anno più caldo del secolo e nelle “classifiche meteorologiche” potrà vantare l’Autunno più caldo degli ultimi 500 anni in Europa. Secondo i dati, le temperature medie di settembre e ottobre sono state di circa 11°, ovvero 1,8° sopra la media del periodo, mentre novembre ha segnato un’anomalia di oltre 2,5° oltre la media del periodo.
Con questi numeri l’autunno 2006 si attesta come più caldo di oltre un grado delle tre precedenti annate da record, il 1771, il 1938 e il 2000. Queste variazioni segnano un trend. Le temperature autunnali in Europa sono aumentate di circa 0,45° per decennio negli ultimi trenta anni; i dati mostrano che l’ultimo trentennio è stato in assoluto il più caldo e gli ultimi dieci anni la decade più calda.
medium_city_Europa.JPGIn Europa il riscaldamento più significativo si è registrato su Scandinavia e isole britanniche. Questo progressivo innalzamento delle temperature fa sì che il ghiaccio dell’oceano Artico continui a scendere con una diminuzione media dell’8,59% ogni decennio ovvero 60 mila Km2 in meno l’anno, una superficie superiore a quella della Svizzera. Ma anche senza ricorrere ai dati, basta guardare ai boccioli di rosa nei giardini o i prati verdi delle Alpi per capire che qualcosa non quadra in questo strano paesaggio quasi “invernale”.
La Commissione Europea in queste settimane ha lanciato un pacchetto integrato per ridurre le emissioni nel corso del XXI secolo. Obiettivo finale quello di una gestione intelligente dell'energia disponibile e mantenere sotto controllo il cambiamento climatico.
Il documento della Commissione appare concreto e le misure che indica sembrano realistiche. In particolare l’Unione Europea indica l’obiettivo di una riduzione del 20% del valore del 1990 delle emissioni di biossido di carbonio (anidride carbonica) e di altri gas serra entro il 2020. Questa percentuale dovrebbe essere incrementata al 30% nel contesto di un protocollo internazionale più ampio. Entro il 2050, poi, l’obiettivo è di dimezzare le emissioni, sempre rispetto a quelle del 1990.
medium_pollution_global_hires.jpgUn piano di così ampio respiro è ormai vitale per la salute del nostro pianeta, il 2012 è l’anno in cui termina il protocollo di Kyoto, che è stato un primo passo significativo, perché a livello internazionale ha permesso di mobilitare governi e popoli per un obiettivo comune. Si tratta quindi di proseguire nel processo e di aumentarne significativamente la portata, anche con azioni unilaterali.
Secondo le stime, queste misure a livello planetario dovrebbero essere in grado di limitare l’aumento di temperatura a livello globale sotto i 2°.
Ma è una previsione significativa?
medium_20060708-26-EUR-L4UHFnd-MED-v01.jpgRispetto agli anni in cui è stato siglato, certamente abbiamo capito di più il funzionamento dei meccanismi climatici e queste previsioni a medio-lungo termine sono di conseguenze piuttosto credibili. Però, tuttavia, al di là delle soluzioni fisico-matematiche, lo stato attuale dell’inquinamento del nostro pianeta è oggettivamente preoccupante, per questo ci basti pensare alle mappe di ossido di azoto ricavate da ENVISAT, il satellite ambientale dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA), o alle misure satellitari di biossido di carbonio.
Oggi si può sperare in un’azione condivisa anche alla luce del recente Rapporto Stern che ha avuto una notevole eco e che quantizza le conseguenze economiche del cambiamento climatico. La conclusione e che i costi che oggi dobbiamo pagare per limitare il cambiamento climatico sono di gran lunga inferiori rispetto a quelli che dovrebbero pagare le generazioni future se non facessimo niente. Anche perché l’inquinamento, al di là del cambiamento climatico, è responsabile di un numero sempre maggiore di decessi in ambienti per complicazioni alle vie respiratorie o che indicano una diffusione sempre maggiore di irritazione delle vie aeree e di altre reazioni allergiche, come l’asma.
medium_0_1020_405135_00.jpgE con l’industrializzazione sempre maggiore dei paesi emergenti è difficile pensare che la situazione possa migliorare se non interveniamo alla tutela della biodiversità. Da più parti, infatti, ci sono indizi che sia in corso una vera e propria estinzione di massa. Si stima che ogni giorno scompaiano circa 100 specie animali. Non se ne accorge nessuno perché si tratta soprattutto di insetti, ma sono stati recentemente lanciati anche allarmi anche per la diminuzione della popolazione di orsi bianchi, messi in difficoltà dall’arretramento dei ghiacciai.
L’inquinamento e il cambiamento climatico sono stati identificati come alcune delle cause di questa apparente estinzione di massa. Per ridurne il tasso, l’ONU ha varato la Convenzione sulla diversità biologica. Dal canto suo l’ESA ha ideato il progetto DIVERSITY, che si prefigge il controllo satellitare delle attività di implementazione del progetto, in particolare del Centro America, una delle maggiori riserve di biodiversità del mondo. Saranno realizzate mappe delle barriere coralline, mappe della distribuzione delle mangrovie, saranno implementati servizi per il controllo della qualità dell’acqua, verranno studiati i flussi migratori tra Isole Galapagos e Isole Cocos e così via.
medium_800px-Regnbyge.jpgUn recente risultato di alcuni ricercatori dell’Università di Miano e di Cagliari evidenzia addirittura una relazione tra il cambiamento climatico e disagio psichico. Secondo la ricerca, che sarà pubblicata sul Journal of affective disorders e che ha preso in esame i dati dal 1974 al 2003, c’è un evidente legame tra incremento della temperatura e incremento della probabilità di occorrenza di suicidi. La relazione vale soprattutto per i maschi ed è evidente per il periodo che va dalla tarda primavera alla fine dell’estate.
La relazione tra temperatura e tendenza all’omicidio era già nota, naturalmente, ma è la prima volta che in Italia si dimostra che lo stesso disagio vale anche per i suicidi. Esiste anche un altro periodo “a rischio”: sono i mesi di novembre e dicembre, quando un maggior calore in atmosfera comporta una più ampia copertura nuvolosa e, dunque, una minore esposizione diretta al Sole. Per le donne non sono state trovate correlazioni analoghe: la spiegazione che viene data, dal punto di vista psicologico, è che, in media, una donna dispone di una migliore rete sociale: più amici e più capacità di esprimere sentimenti.
Per approfondimento
medium_599px-The_Earth_seen_from_Apollo_17.jpgIl Protocollo di Kyoto è un trattato internazionale in materia di ambiente sottoscritto nella città giapponese l'11 dicembre 1997 da più di 160 paesi in occasione della Conferenza COP3 della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC) ed il riscaldamento globale. È entrato in vigore il 16 febbraio 2005, dopo la ratifica da parte della Russia.
Il trattato prevede l'obbligo in capo ai paesi industrializzati di operare una drastica riduzione delle emissioni di elementi inquinanti (biossido di carbonio e altri cinque gas serra, precisamente metano, ossido di azoto, idrofluorocarburi, perfluorocarburi ed esafluoro di zolfo) in una misura non inferiore al 5,2% rispetto alle emissioni rispettivamente registrate nel 1990 (considerato come anno base), nel periodo 2008-2012.
È anche previsto lo scambio (acquisto e vendita) di quote di emissione di questi gas. Perché il trattato potesse entrare nella pienezza di vigore si richiedeva che fosse ratificato da non meno di 55 nazioni firmatarie, e che le nazioni che lo avessero ratificato producessero almeno il 55% delle emissioni inquinanti; quest'ultima condizione è stata raggiunta solo nel novembre del 2004, quando anche la Russia ha perfezionato la sua adesione.
medium_737.jpgTra i paesi non aderenti figurano gli Stati Uniti, responsabili del 36,1% del totale delle emissioni (annuncio fatto nel marzo 2001). In principio, il presidente Clinton aveva firmato il Protocollo durante gli ultimi mesi del suo mandato, ma George W. Bush, poco tempo dopo il suo insediamento alla Casa Bianca, ritirò l'adesione inizialmente sottoscritta dagli USA. Alcuni stati e grandi municipalità americane, come Chicago e Los Angeles, stanno studiando la possibilità di emettere provvedimenti che permettano a livello locale di applicare il trattato, il che comunque non sarebbe un successo indifferente: basti pensare che gli stati del New England, da soli, producono tanto biossido di carbonio quanto un grande paese industrializzato europeo come la Germania. Anche l'Australia ha annunciato che non intende aderire all'accordo, per non danneggiare il proprio sistema industriale. Non hanno aderito neanche Croazia, Kazakistan e Monaco.
Riscaldamento globale (global warming nella letteratura scientifica in inglese) è un termine popolarmente usato per descrivere l'aumento nel tempo della temperatura media dell'atmosfera terrestre e degli oceani. Il termine scientifico corretto è invece surriscaldamento globale.
Documenti
Protocollo di Kyoto (Documento in formato Pdf in lingua italiana)
Scritto: da LuisB