« La privatizzazione dei terreni agricoli in Pakistan | Homepage | Dubai: le vulnerabilità di un sogno di successo »
venerdì, 23 ottobre 2009
Stiamo perdendo la Turchia?
Le scelte che la Turchia metterà in atto nel prossimo futuro sono uno dei fenomeni più appassionanti da seguire sulla scena internazionale attuale: toccano alcune delle grandi sfide nell'arco di crisi che va dal Medio-Oriente all'Afganistan e sollevano il problema dell'evoluzione dell'identità di un paese al crocevia di Europa, Oriente ed Asia che vuole affermarsi.
La diplomazia turca è attiva, ha assunto una posizione di potenza nella regione e manifesta lucidità non arretrando davanti alle pressioni. Ad esempio, la Turchia ha concluso questo mese un accordo che apre la via alla normalizzazione delle relazioni con l'Armenia.
Il paese ha appena eliminato Israele dalle comuni esercitazioni militari per manifestare la propria disapprovazione riguardo ai conflitti di Gaza ed il primo ministro turco, Recep Tayyip Erdogan, ha annunciato che sarà prossimamente ricevuto da Barack Obama a Washington, dopo essersi recato in Iran per reiterare così la volontà turca di porsi quali mediatori di rilievo nelle situazioni bollente nel quadrante.
Lo scorso aprile il viaggio di due giorni del presidente americano Barack Obama in Turchia aveva sottolineato l'importanza che gli Stati Uniti conferiscono oggi a questo paese, che viene considerato un punto strategico di appoggio ed un simbolo forte nella gestione del dialogo - ora più auspicato che mai - con il mondo musulmano.
La Turchia vuole aumentare la propria visibilità sulle grandi questioni internazionali, mettendo in pratica, con i propri vicini, i concetti di "profondità strategica" e di "zero problema" messi a punto da Ahmet Davutoglu, il nuovo ministro degli esteri, la mente che è anche all'origine degli orientamenti presi dai neo-islamisti del partito AKP al potere dal 2002.
A volte chiamata "neo-ottomana", questa forma di diplomazia solleva in alcuni alleati della Turchia forti interrogativi. Ad esempio: la Turchia intende allontanarsi poco a poco dei suoi legami euro-atlantici? Alcuni si chiedono se il fenomeno dell'AKP non nasconda, di fatto, ambizioni di panislamismo. I contatti con Hamas, la volontà di proteggere l'Iran nonostante i suoi progetti nucleari e anche le proposte di dialogo con i Talebani dipenderebbero, secondo questa logica, da una affiliazione ideologica.
La Turchia ha anche accelerato le manovre di riavvicinamento verso la Russia, il che solleva altre questioni. Cercano di sigillare "l'opzione eurasiatica" affermando e riconfermando il loro ruolo nel "circolo Eurasiatico"? Questa relazione si è soprattutto consolidata attorno agli approvvigionamenti energetici ed ai progetti di gasdotti: la Russia fornisce il 66% del gas importato dalla Turchia e il recente ravvicinamento turco-armeno - facilitato da Mosca - ha messo sotto pressione l'Azerbaïdjan, paese di cui Gazprom vorrebbe controllare le riserve energetiche.
Forse la sensazione di essere respinta dall'Unione europea - o almeno da alcuni dei suoi dirigenti, che ripetono che i negoziati con Bruxelles non sono finalizzati alla possibilità di un'adesione - sta spingendo la Turchia a cercare amici sotto altri cieli.
"Nulla di tutto ciò" insistono i responsabili turchi, assicurando che nessuno mette in discussione l'ancoraggio alla NATO dal 1952 e la candidatura all'ingresso nella UE.
I rappresentanti del AKP spiegano che l'intenzione del paese è quella di adattarsi alle nuove circostanze: la fine della guerra fredda ha allargato le opzioni della Turchia ed è naturale, quindi, che voglia utilizzare la propria strategica posizione geografica per consolidare nuovi rapporti e creare nuovi assi commerciali. La Turchia, quindi, intende conciliare la diversificazione della sua diplomazia con la preservazione delle alleanze. Si dice così in grado di portare maggior valore all'Europa una volta entrata a farne parte.
Il dibattito non è chiuso. Negli Stati Uniti la questione "stiamo perdendo la Turchia?" è apparsa per la prima volta nel 2003, quando si sono creati i primi disaccordi riguardo alla guerra in Iraq. Il nuovo equilibrio cercato dalla diplomazia americana e da Barack Obama dovrebbe ricreare delle sinergie positive, in particolare sull'Afganistan. Ma molti dubitano della possibilità di trovare convergenze riguardo all'Iran poiché Ankara si oppone ad uno scenario di sanzioni. La Turchia invece, da parte sua, ha discretamente chiesto il sostegno di Washington sulla questione cipriota.
E l'Europa si pone domande riguardo al pericolo di perdere la Turchia? Le ultime mosse strategiche e le aperture verso altri fronti basterebbero a giustificarlo.
Nelle zone del Mar Nero/Caucaso la Turchia non percepisce l'UE come un serio interlocutore. Solo il faccia a faccia con la Russia sembra essere rilevante, come ha dimostrato l'iniziativa della "piattaforma per la cooperazione e la stabilità nel Caucaso", riattivata in urgenza durante la guerra in Georgia dell'agosto 2008, senza peraltro consultare nessuno degli alleati.
La Turchia si prepara a diventare una delle vie principali per il transito del gas naturale proveniente dalla Russia, dal Mar Caspio, dall'Iraq, ed un giorno forse dall'Iran verso l'Europa.
Poichè la Turchia ha la sensazione di essere nel cuore di una nuova geopolitica le è probabilmente difficile accontentarsi di uno statuto di candidato all'UE.
Secondo un recente sondaggio del German Marshall Fund, solo il 35% dei Turchi giudica la NATO indispensabile per la sicurezza del paese (contro il 53% nel 2004), il 48% resta favorevole all'entrata nella UE (contro il 73% nel 2004) ma il 65% è convinto che ciò non arriverà mai e ben il 43% vuole che il paese agisca solo, piuttosto che in concertazione con l'Unione Europea.
Scritto: da LuisB
Credits
Fotografia © Mustafa Ozer




Il mondo della politica internazionale, solidarietà e diritti umani e in particolare quello delle geo-politica ti affascinano e sei sempre alla ricerca di informazioni o di chiarimenti? Su Virgilio Genio trovi le risposte migliori e le persone più esperte per risolvere i tuoi quesiti.
Disclaimer
Originis Blog non rappresenta una testata giornalistica e viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n° 62 del 7 marzo 2001 e nella fattispecie non è sottoposto agli obblighi previsti dalla legge n° 47 dell'8 febbraio 1948.
L'autore del blog non è responsabile del contenuto dei commenti ai post, né del contenuto dei siti ad esso collegati.
Alcuni testi, immagini e materiale multimediale in genere inseriti in questo blog sono tratti da internet e, pertanto, considerati di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d'autore, si prega di comunicarlo via e-mail e saranno immediatamente rimossi.
19:00 Scritto da yuumei in Attualità, Geopolitica, Opinione, Pace, Politica | Link permanente | Commenti (0) | Tag: turchia, geopolitica, recep tayyip erdogan, politica, europa, akp, attualità, opinione, luis batista | OKNOtizie | |
Facebook |
|




















