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mercoledì, 07 gennaio 2009
Fragili emergenti e talvolta potenzialmente letali
Fino a poco tempo fà, si erano presentati come i veri vincitori della globalizzazione. I paesi emergenti avevano non solo approfittato dell'apertura dei mercati per raggiungere tassi di crescita sconosciuti fin'allora, che superano da lontano quelli dei vecchi paesi industrializzati, stavano anche spostando il centro di gravità del mondo verso un'Asia che, poco a poco, prendeva il posto dell'occidente.
Gli eventi di questi ultimi due mesi in due paesi del continente asiatico portano a relativizzare questo giudizio. Certamente la protesta - finora relativamente pacifica - dell'opposizione in Tailandia ed il violento attacco terroristico perpetrato a Bombay, la capitale economica dell'India, che ha fatto quasi 200 morti, non hanno nulla di comune. Ma tutti e due testimoniano la fragilità di questi paesi il cui sviluppo economico resta alla grazia di disordini politici, interni o esterni.
In Tailandia cosi come in India, le conseguenze rischiano di essere catastrofiche. A Bangkok, gli specialisti hanno calcolato che la chiusura dei due aeroporti potrebbe essere costato fino a 5 miliardi di euro. Il tasso di crescita per quest'anno e le previsioni per il 2009 è stato rivisto al ribasso, dopo un primo riaggiustamento legato alla crisi finanziaria internazionale. Una crescita del 4%, o del 3%, può sembrare ancora notevole in valore assoluto. Tuttavia, per un paese che conta milioni di disoccupati e di persone sotto-remmunerate, è insufficiente.
La stessa osservazione vale per l'India. Bombay aveva l'ambizione di diventare uno dei principali centri finanziari dell'Asia, accanto a Hongkong, Singapore o Dubaï. Le banche e le società straniere vi installavano le loro sedi sociali. Piani di urbanisti giganteschi dovevano rovesciare l'ambiente di una città bloccata. La violenza terroristica rimetterà in discussione tutti questi bei progetti, mentre la crisi internazionale aveva già fatto abbassare di circa 20%, nel corso delle ultime settimane, la domanda immobiliare a Bombay.
I rischi non sono soltanto interni. In regioni ancora instabili, le crisi sono propizie ad un rinnovamento di tensione con i vicini. Indipendentemente dall'implicazione diretta o indiretta del Pakistan nell'azione del gruppo jihadiste Lashkar-e-Taiba, le relazioni tra New Delhi ed Islamabad, che erano in via di miglioramento, conosceranno un colpo di freddo, anche se i due stati derivati dallo smantellamento dell'impero britannico dell'India evitano un confronto militare.
Senza che ci sia un legame di causa ad effetto con la crisi politica a Bangkok, è almeno una coincidenza se una guerretta minacciasse tra la Cambogia e la Tailandia a proposito del tempio di Preah Vihear, alla frontiera tra i due paesi. Una lotta di puro prestigio. I tailandesi rifiutano che i cambogiani rivendicano per loro stessi un bene che appartiene al patrimonio comune dell'umanità. Nello stesso tempo, la Birmania ed il Bangladesh fanno suonare il rumore delle armi a proposito di campi petroliferi offshore contestati.
Le guerre dei poveri sono spesso state nella storia la conseguenza delle crisi economiche. La moltiplicazione delle organizzazioni internazionali e regionali ha potuto dare la sensazione, in questi ultimi anni, che un mondo più organizzato fosse in marcia. Non era soltanto un'illusione. Tuttavia la crisi agisce come un fatale rivelatore. Il sistema mondiale è fragile, squilibrato, ingiusto. Gli anelli più deboli della catena sono i primi a saltare. La minaccia di attentati terroristici perpetrati in una grande città per mezzo di armi nucleari o biologiche aumenta, particolarmente negli Stati Uniti, secondo un rapporto di una commissione del congresso americano.
“Il margine di sicurezza degli Stati Uniti d’America diminuisce”, rileva un rapporto non ancora reso pubblico della Commissione del Senato sulla prevenzione della proliferazione delle armi di distruzione di massa e del terrorismo, citato recentemente dal Washington Post.
“Senza misure molto rapide e molto ferme, è più che probabile che un'arma di distruzione di massa sarà utilizzata in un attentato terroristico, da qualche parte nel mondo da qui alla fine del 2013”, ritiene la Commissione, bipartisan, che ha interrogato più di 200 esperti da maggio per rimettere le sue conclusioni al congresso ed al presidente eletto Barack Obama.
Il rapporto esorta del resto il neo eletto presidente Obama ad adottare rapidamente “misure di conseguenza” per ridurre questo tipo di minaccia terroristica. Il Pakistan è particolarmente additato da questi esperti a causa dei gruppi terroristici che vi trovano rifugio, del suo arsenale nucleare e della sua instabilità politica storica.
“Il Pakistan è il nostro alleato ma c'è un pericolo serio che diventi la culla involontaria di un attentato terroristico negli Stati Uniti, forse con armi di distruzione massiccia”, aggiunge il rapporto, alcuni giorni dopo gli eventi mortali di Bombay, che hanno fatto almeno 179 morti.
L'India ha accusato “elementi” venuti dal Pakistan di essere dietro a questi attentati ed ha formalmente chiesto a Islamabad di consegnargli una ventina di sospetti. Secondo la Commissione, i terroristi hanno più facilmente accesso alle armi biologiche che nucleari, benché la vendita di quest'ultimi al mercato nero aumenti pericolosamente. Questa Commissione, diretta dall'ex senatore democratico della Florida Bob Graham e l'ex rappresentante repubblicano del Missouri James Talent è stato creato dal congresso nel 2007, sotto l'impulso della commissione incaricata di ricercare le cause degli attentati dell'11 settembre.
Il rapporto raccomanda di adottare misure a livello internazionale per rassicurare il magazzinaggio del materiale nucleare come l'uranio ed il plutonio e lottare contro il traffico di tecnologia nucleare. Barack 0bama deve assumere un atteggiamento energetico in relazione all'Iran e della Corea del Nord e gli Stati Uniti devono fare di tutto per proibire loro di aumentare i loro stock d'uranio arricchito e di plutonio, raccomandano gli esperti. Le ambizioni nucleari di questi due paesi aumentano il rischio di una corsa al riarmamento pericolosa, aggiungono.
Scritto: da LuisB
15:31 Scritto da yuumei in Attualità, Geopolitica, Opinione, Pace, Politica | Link permanente | Commenti (0) | Tag: geopolitica, asia, sicurezza, nucleare, paesi emergenti, luis batista | OKNOtizie | |
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