Il mistero delle banconote da 50 euro

denaro,euro,banconote,crisi bancarie,economia,finanza,risparmio,viaggi,speculazione,banche,europa,bceOgni viaggiatore europeo sa che entrare in un negozio in Francia, Spagna o in Italia con banconote da 100 o più euro, può creare delle difficoltà soprattutto se si tratta di piccoli acquisti quotidiani, cosa invece perfettamente possibile in Germania e in Austria, ad esempio. Le modalità di pagamento cambiano da un paese all’altro e, di conseguenza, cambia la varietà delle banconote in circolazione.

denaro,euro,banconote,crisi bancarie,economia,finanza,risparmio,viaggi,speculazione,banche,europa,bceGli americani, ad esempio, manifestarono apertamente la loro scontentezza per l’immissione della banconota da 2 dollari già dal suo lancio nel 1976. C’era chi sosteneva che il taglio portasse iella, ma, più prosaicamente, il pubblico temeva di confonderlo con la diffusissima banconota da 1 dollaro – quella con l’effige di George Washington – così diffusa da costituire il 40% dei biglietti in circolazione oltreoceano.

La ripartizione del denaro contante, tuttavia, dovrebbe rispecchiare più o meno fedelmente quella delle transazioni.

Miliardari russi e sceicchi a parte, in genere il cittadino comune paga i propri acquisti con biglietti da 10 più che con biglietti da 100 o, addirittura, da 500. Ne consegue che i piccoli tagli siano più richiesti e il loro numero in circolazione nettamente più elevato. Ma le banconote non servono solo per pagare le spese correnti: molti le conservano per precauzione e per non trovarsi a corto di fondi in caso di crisi di liquidità.

In breve, una parte delle banconote, i tagli più grandi in particolare, è tesaurizzata sotto i materassi, nelle pile di biancheria o, più prosaicamente, nelle casseforti delle banche.

denaro,euro,banconote,crisi bancarie,economia,finanza,risparmio,viaggi,speculazione,banche,europa,bceQueste necessità – tra transazioni e precauzione – sono molto difficili da stimare, tanto che gli specialisti della Banca Centrale Europea (BCE) al momento di stampare i primi euro, all’inizio degli anni 2000, si trovarono in seria difficoltà proprio a causa della mancanza di parametri orientativi. Scelsero una soluzione semplice, stampando un quarto dei biglietti in tagli di 5 euro, un quarto in 10 euro e un quarto in 20 euro. Il quarto restante fu così suddiviso: il 18% in tagli da 50, il 4% da 100 e l’1% rispettivamente da 200 e da 500 euro.

Una volta stampati, questi pezzi di carta furono immessi nel circuito all’inizio del 2002 per intraprendere la vita animata e spesso transitoria di una banconota.

Nata nelle casse di un istituto d’emissione, quest’ultima viene inizialmente consegnata a una banca commerciale, che la presta a un cliente che la fa circolare. Dopo essere passata di mano in mano, prima o poi torna in una banca, che la rimette a sua volta nel circuito o, se è troppo consumata, rovinata o sporca, la rende all’istituto di emissione e finisce incenerita.

È grazie a questo continuo movimento che la circolazione di contanti si adatta al bisogno del pubblico. Quando un taglio è troppo abbondante, si accumula nelle banche e viene poi restituito alla banca di emissione, viceversa, quando il pubblico è ghiotto di una denominazione specifica, questa scompare rapidamente dalle casse bancarie, tanto da costringere la banca centrale a ristamparne rapidamente. Di regola tuttavia, la ripartizione per taglio è piuttosto stabile nel tempo. Certamente, un aumento segnato e duraturo dei prezzi modifica gradualmente l’impiego e l’utilizzo delle denominazioni più grandi a scapito delle più piccole, il cui valore si riduce costantemente.

denaro,euro,banconote,crisi bancarie,economia,finanza,risparmio,viaggi,speculazione,banche,europa,bceIn occidente, tuttavia, negli ultimi dieci anni, l’inflazione è stata soltanto del 2/2.5% all’anno, un ritmo ben troppo debole per impattare così tanto sulle pratiche di pagamento, la distribuzione americana dei tagli ad esempio non ha subito cambiamenti in quest’ultimo decennio.

A volte, ma di rado, la passione per le banconote ha un ritorno di fiamma, in particolare in occasione delle crisi bancarie. Nell’autunno 2008 la circolazione dei tagli più grandi è aumentata palesemente un po’ in tutto il mondo e si è anche osservato che questi “grossi” tagli “da risparmio” non sono rientrati nelle casse delle banche centrali, cosa che può indicare una persistenza dei timori, una grande inerzia nei piazzisti prudenti, o, molto probabilmente, una combinazione delle due cose…

Ma, aneddoti a parte, anche se il numero di biglietti in circolazione nella zona euro è raddoppiato da 7 a 14 milioni in dieci anni, la loro ripartizione non dovrebbe essere molto diversa oggi da quella di origine. Invece non è così: l’utilizzo dei pezzi da 50 euro è esploso, passando dal 18% al 40% della circolazione totale, mentre quello dei tagli da 100 è cresciuto dal 6% al 16% – evoluzione già notata ben prima della crisi dell’autunno 2008. A corollario, ovviamente, la caduta dei piccoli tagli, la cui percentuale è passata dal 75% al 50%, soprattutto per le banconote da 5 euro.

Un adattamento continuo e indipendente da circostanze specifiche, cosa che lo rende difficile da spiegare.

denaro,euro,banconote,crisi bancarie,economia,finanza,risparmio,viaggi,speculazione,banche,europa,bcePer quanto riguarda la circolazione delle banconote, invece, è possibile, da un lato, che gli esperti della BCE abbiano sottovalutato la necessità di tesaurizzazione – difficile da prevedere – cosa che spiegherebbe la ridotta circolazione dei grandi tagli (100, 200 e 500 euro).  Per contro l’espansione dell’utilizzo dei biglietti da 50 euro attesta alla cresciuta necessità economica dei cittadini, che ha reso questo taglio quello di riferimento per gli acquisti, anche in virtù dello scarso potere di acquisto dei tagli inferiori, che restano in circolazione più a lungo: quelle da 10 e da 20 euro, rientrano in BCE  ogni due mesi mentre i tagli da 5 euro rientrano addirittura dopo 4 mesi. Cosa succede a questi biglietti? Si perdono? I commercianti li depositano meno spesso in banca per il loro debole valore? A loro si preferiscono le monete? (cosa che sarebbe per lo meno curiosa). Dall’esperienza, tuttavia, risulta che le banconote da 5 euro sono spesso difficili da trovare fuori dalle banche.

Il grande protagonista resta il taglio da 50 euro: certamente, in tutte le valute, un taglio è preferito poiché adempie bene il suo ruolo. Se si esclude quella da 1 dollaro – più vicina a una moneta che a un biglietto – il caso analogo è quello del 20 dollari americano o del 100 franchi svizzero, ma nessuna banconota sembra aderire alla perfezione a questa teoria quanto quella da 50 euro in Europa.

denaro,euro,banconote,crisi bancarie,economia,finanza,risparmio,viaggi,speculazione,banche,europa,bceQuest’ultima osservazione nasconde forse una tesaurizzazione del povero? Non sembrerebbe: i 50 euro emessi in massa ogni dicembre rientrano quasi tutti a gennaio dopo il loro utilizzo. È una situazione particolare presente solo in alcune regioni? Difficile da dire, visto che la BCE non pubblica più statistiche monetarie distinte per singolo paese. Che serva sempre più alle transazioni in “nero”, facendo concorrenza al biglietto da 100 dollari? Forse, ma questo si saprà soltanto se – e quando – ondate di falsi 50 euro dovessero apparire improvvisamente.

Per il turista, tuttavia, questa preponderanza è molto utile: gli basta avere biglietti da 50 euro per muoversi senza difficoltà in tutta la zona euro e, se è prudente, si assicurerà di avere anche una buona riserva di biglietti da 5.

Se poi se vuole illuminare di candele le chiese europee avrà bisogno di tante monetine da 50 centesimi… ma questa è un’altra storia.

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Scritto: da Luis Batista

 

 

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Il mistero delle banconote da 50 euroultima modifica: 2011-11-28T15:33:46+00:00da bellefotoblog
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