Una riflessione sull’opportunità delle “fatwa”

cr_mega_3_saudi-tv-1.jpgNell’estate del 2010, in Arabia Saudita, Re Abdullah Bin Abdulaziz ha deciso che solo i membri del Consiglio dei grandi Ulema – i dotti della fede – hanno il diritto di emettere fatwas, le risposte a questioni diverse dal religioso, generalmente legate a fatti di vita quotidiana, fondate sull’interpretazione dei testi religiosi dell’Islam. Da allora, i siti Internet sauditi hanno eliminato le rubriche che erano dedicate a questi argomenti e i programmi televisivi specializzati in questo settore sono stati cancellati. Resta da capire se sarà possibile applicare effettivamente questo divieto in un’epoca nella quale le emittenti satellitari si moltiplicano a vista d’occhio e dove Internet sfugge a qualsiasi controllo.

4cb0e50d980a5.image.jpgOltre alle perplessità sulla concreta fattibilità, il “decreto reale” ha suscitato grandi polemiche, e non soltanto in Arabia Saudita. Poiché l’impatto delle fatwas saudite supera le frontiere dello stesso paese e influenza pesantemente le altre società musulmane, delle quali, tra l’altro – secondo l’accusa di molti – rallenta sviluppo e progresso.

Basta osservare i programmi religiosi trasmessi sulle reti televisive satellitari per prendere atto del credito concesso ai dotti della fede saudita da un pubblico alla ricerca di norme religiose da seguire, in tutti i settori della vita, dallo status personale a matrimonio e divorzio, dall’economia alle relazioni con l’occidente.

Sono molte le voci contrarie fra gli intellettuali sauditi: Mansour Al-Al-Nougaydan (ex-islamista, diventato liberale), ad esempio, ha predetto il fallimento della misura, poiché “l’islam sunnita respinge le gerarchie e l’esclusiva dell’autorità religiosa” e, durante un’intervista telefonica con la rete satellitare Al-Hurra, ha definito i seguaci della decisione “stupidi”. Abdallah Abou Al-Samh, editorialista del quotidiano saudita Okaz, chiede che “non si tocchi la libertà di ricerca e d’insegnamento dei testi religiosi”, indispensabili, secondo lui, “per la produzione di interpretazioni moderne”. Abdallah Nasser Al-Fawzan, del quotidiano Al-Watan, pone invece l’attenzione su un altro punto importante: “Le fatwa non sono sacre, anche se emanate dal Consiglio dei grandi Ulema.” Nessuno può, dunque, impedire alla gente di discuterne, né ai capi d’opinione di esprimersi a riguardo, soprattutto in virtù del fatto che la legittimità di questo consiglio non è incontestabile e presenta alcune debolezze, come fa notare l’attivista islamista Mohssen Al-Awaji, che richiede la creazione di un Consiglio indipendente.

321.jpgSi dice spesso che una delle principali differenze tra la religione islamica e il cristianesimo risieda nel fatto che per l’islam sunnita non esista clero e che non accetti intermediari tra credente e Dio. Tuttavia, oggi, secondo l’espressione dell’intellettuale Ahmed Adnan, sembra profilarsi una “patriarchizzazione” dei muftì che emettono fatwa ed un’evoluzione di questo genere non poggia su alcuna base nell’Islam. Addirittura è opportuno ricordare che la creazione della funzione ufficiale del muftì è “un’invenzione biasimevole” (bidâa) degli Ottomani, motivata da ragioni politiche ed amministrative. Altri ancora mettono in guardia contro il rischio di sostituire il Corano con enunciazioni di Imam e finire quindi per sostituire alla parola di Dio quella qualche scienziato religioso, cosa che sarebbe, di fatto, solo una formula di associazionismo.

Certamente, l’inquadramento delle fatwa in Arabia Saudita potrebbe forse mettere fine alla folle concorrenza tra muftì funamboli dalle posizioni stravaganti: il numero di quelli che si sentono autorizzati ad emetterne è esploso fino al punto in cui vi sono addirittura religiosi che si disputano la scena sul piccolo schermo. Si pronunciano su tutto e su tutti, comprese cose di cui non sanno nulla, come la medicina, la tecnologia… fino alla politica. Molti dei loro contributi sono risibili e andrebbero stretti persino agli uomini del medioevo e questo ha contribuito all’attribuzione di un’immagine caricaturale dell’Islam, al punto di renderlo, agli occhi di molti, uno zimbello.

42-15822337.jpgIl numero di muftì è in aumento costante, tanto che sembra quasi che ogni cittadino saudita abbia già oggi il proprio muftì privato. E ciò che rende la situazione ancora più paradossale sono il fervore e la presenza religiosa, dei quali la società saudita è impregnata sin dalla nascita. I bambini hanno versetti del corano in bocca fin dalla loro più tenera infanzia e l’insegnamento scolastico comporta talmente tanti corsi di religione, che si potrebbe arguire che possano trasformare un asino in un dottore della fede.

Eppure, nonostante questa presenza profonda della cultura religiosa, gli individui sembrano non essere in grado di prendere la minima decisione da soli e non riuscire a vivere senza che qualcuno li prenda per mano e gli indichi una direzione, non soltanto in materia di religione, ma in tutti gli aspetti della vita quotidiana.

E quindi, fondamentalmente, la domanda sorge poi spontanea: è necessario fare costantemente appello alle fatwa per essere un buon musulmano?


Maher Zain – Insha Allah

Approfondimento

Info: Fatwā Wikipedia powered by Virgilio

Scritto: da Luis Batista



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Una riflessione sull’opportunità delle “fatwa”ultima modifica: 2011-01-27T15:59:00+00:00da bellefotoblog
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