La pianificazione delle nascite nell’Africa subsahariana

globehands.jpgA cinque anni dalla scadenza degli “obiettivi del millennio per lo sviluppo” (Millennium Development Goals), fissati dalle Nazioni Unite, ce n’è uno la cui realizzazione è ancora meno probabile di tutti gli altri: quello dell’accesso alla “medicina procreativa universale entro il 2015”, obiettivo che include l’accesso, per tutte le donne, ai farmaci contraccettivi. “Tra il 2000 e il 2007 – sottolinea il rapporto 2010 dell’ONU – il tasso annuale di aumento dell’utilizzo di metodi contraccettivi è stato inferiore che durante gli anni 1990 in quasi tutte le regioni.”

DSC4130.jpgDunque in questo settore non si progredisce, anzi, si regredisce, soprattutto nell’Africa subsahariana. E, tuttavia, il successo di questo obiettivo condiziona, di fatto, tutti gli altri, soprattutto in considerazione dell’incessante e progressiva crescita demografica che continua sul continente nero, creando non pochi problemi e sicuramente molte preoccupazioni.

La pianificazione familiare non era tra gli obiettivi iniziali: è stata aggiunta successivamente, nel 2005, su richiesta delle organizzazioni non governative. Ma la pressione da parte delle organizzazioni umanitarie non è sufficiente e i finanziatori non seguono questo progetto con reale interesse e meno ancora forniscono il necessario supporto economico: “Gli aiuti per la pianificazione familiare in percentuale all’aiuto globale sono fortemente diminuiti tra il 2000 e il 2008, passando dall’8,2% al 3,2%.” E i paesi africani stessi manifestano scarsa volontà a mettere in atto politiche di controllo delle nascite.

Risultato: la percentuale di donne che utilizza “un metodo qualunque di contraccezione” tra i 15 ed i 49 anni la più bassa al mondo e non supera il 22%, contro l’86% del Sud-est asiatico e il 72% della zona di America latina e Caraibi, e anche quando lo desiderano, le donne spesso non riescono ad avere accesso ai contraccettivi. Nei paesi dell’Africa subsahariana, ad esempio, tra il 25% ed il 35% delle necessità non vengono soddisfatte per motivi di costo o di distanza da percorrere per accedere alla contraccezione.

mothers and children.jpgNello stesso tempo, la fecondità in Africa rimane, con la considerevole eccezione di Magreb e Sudafrica, straordinariamente elevata. Contrariamente al resto del mondo in via di sviluppo, infatti, in queste aree l’impegno per una politica efficace di controllo delle nascite e di educazione demografica e contraccettiva è pericolosamente assente. Quando Asia e America latina pubblicano tassi di fecondità rispettivamente del 2,3 e del 2,2, l’Africa subsahariana conta in media 4,9 bambini per donna, fino a 5,4 in Africa centrale e 5,1 nell’Africa dell’Ovest. In queste stesse regioni, l’utilizzo della contraccezione gira attorno al 10%, che raggiunge il 15% solo in Ghana e nel Burkina-Faso.

Secondo l’esperto demografico di origini burkinabé Jean-Pierre Guengant, l’Africa, che ha appena superato il miliardo di abitanti nel 2009, raggiungerà i 2 miliardi nel 2050. Questo ritmo è sostenibile? Chiederselo è già un buon inizio, ma purtroppo non è sufficiente porre la domanda, sono necessarie risposte e, soprattutto, interventi.

L’osservazione di questi dati dimostra che le società africane non riescono ad evolvere, anche dal punto di vista di trasformazione del concetto di famiglia, come invece accade solitamente nelle società in crescita: secondo i sondaggi d’opinione, il numero “ideale di bambini” desiderato dai cittadini tra i 15-19 anni resta molto vicino a quello sognato dalle generazioni precedenti degli over-40.

42-24994111.jpgDopo gli anni dell’amministrazione del presidente George W. Bush (dal gennaio 2001 al  gennaio 2009), durante i quali i finanziamenti a tutti i programmi relativi allo sviluppo della contraccezione e alla pianificazione familiare, sono stati tagliati, l’esecutivo di Barack Obama ha sbloccato nel 2008 1,3 miliardi di dollari (circa 1 miliardo di euro) da spendere in due anni per la pianificazione familiare. E durante il recente G8 di Toronto a questi si sono aggiunti (per ora solo sulla carta, però) altri 5 miliardi di dollari, oltre ai 2,3 miliardi di dollari di sostegno arrivati dalla Spagna e dalla Fondazione Gates. Una somma ancora molto distante dalle necessità stimate dalle ONG (15 miliardi di dollari) e della quale non è ancora ben chiaro il preciso utilizzo finale. Di certo questi fondi non saranno sufficienti a rimettere in pista delle vere politiche di pianificazione familiare, tuttavia sarebbe già un inizio positivo.

Ma mentre i legami tra demografia e crescita economica sono forti – ed ovvi – i finanziatori, così come i governi africani, fingono di credere che tutte le questioni possano essere risolte dalla lotta contro la povertà e, soprattutto, dall’accesso massivo all’istruzione. E mentre è innegabile che l’impiego di anticoncezionali sia quattro volte più elevato tre le donne che hanno ricevuto un’istruzione secondaria che fra quelle che non hanno ricevuto alcuna scolarizzazione, l’istruzione semplicemente non può essere considerata un mezzo di contraccezione e pensare di attendere che le donne possano accedere alla scuola per veder aumentare il ricorso alla contraccezione è, allo stesso tempo, un atteggiamento cieco e colpevole, che manifesta disprezzo nei confronti delle donne più povere e meno istruite.

4senegal-louga-match-young-boys-in-crwd.jpgNon ultimo, agire sullo sviluppo della pianificazione familiare, significa anche agire per sostenere il diritto delle donne di disporre di se stesse, ma non solo: significa anche evitare gravidanze precoci e gravidanze avvicinate. Nell’Africa subsahariana, ogni 1.000 donne che mettono bambini al mondo, 121 hanno tra i 15 ed i 19 anni, contro le 31 del Nordafrica o le 44 nel Sud-est asiatico.

E nel frattempo, la divergenza tra l’adolescente povera e quella ricca aumenta, così come tra le più istruite e le non qualificate e tra quelle che risiedono nelle città e quelle della campagna… “Rispondere alle necessità tuttora non soddisfatte delle donne in materia di pianificazione familiare (…) potrebbe portare, secondo l’ONU, ad una diminuzione del 27% della mortalità materna ogni anno, solo portando il numero annuale di gravidanze indesiderate da 75 a 22 milioni.”

 

Approfondimento


Le donne dell’Africa sub-sahariana e la demografia
Caricato da LuisB.

Video: “Empty Handed” racconta dell’impossibilità per le donne dell’Africa sub-sahariana di avere accesso ai farmaci necessari al controllo delle nascite e delle conseguenze che questo implica sulle loro vite. Il film documenta le sfide e le difficoltà ad ogni livello della catena alimentare ed identifica le principali aree di intervento per migliorare la situazione. Lo scopo del cortometraggio è quello di provocare una discussione, richiamare attenzione e mobilizzare supporto per fornire a queste donne un accesso affidabile ai farmaci contraccettivi.

Info: Africa subsahariana Wikipedia powered by Virgilio

Documento: Millennium Development Goals (MDG) Report Card: Measuring Progress Across Countries Report. September 2010 Fonte: Overseas Development Institute (file format Pdf)

Scritto: da LuisB



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La pianificazione delle nascite nell’Africa subsaharianaultima modifica: 2010-10-12T12:49:00+00:00da bellefotoblog
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