La morale di BP? Con il denaro tutto è permesso

x610.jpgIl gruppo British Petroleum (BP) riparte da zero, dopo la marea nera causata da uno dei suoi pozzi di petrolio nel golfo del Messico, con un nuovo presidente – americano – e una situazione finanziaria che si appresta a migliorare.

Con entrate che raggiungono l’importo sorprendentemente elevato di 75,9 miliardi di dollari al secondo trimestre 2010, il bilancio della società supera le stime di Wall Street. Questa cifra include sia la perdita di valorizzazione borsistica di 32,2 miliardi di dollari, che il fondo di compensazione di 20 miliardi di dollari richiesto dall’amministrazione Obama.

article-1297300-093FEAA9000005DC-758_634x423.jpgLa società ha dovuto mettere in vendita 30 miliardi di dollari di attivi per far fronte alle domande di compensazioni, tuttavia non è affatto stupefacente, in queste condizioni, che molti analisti di Wall Street presentino il titolo BP come un investimento eccellente.

Nulla importa, a quanto pare, che BP sia responsabile del disastro ambientale più grave della storia degli Stati Uniti: i consumatori del mondo intero – tra cui americani – continuano ad ingurgitare il suo petrolio.

Ma, aspettate un attimo…

Se BP esce da questo disastro più prosperosa e frizzante che nella più rosea delle ipotesi immaginabili solo qualche mese fa, dove diavolo è finito il concetto di responsabilità sociale delle imprese?

Significa quindi che qualsiasi società (purché gigante e ricca) può ormai causare una catastrofe e poi riprendere tranquillamente i suoi affari?

Le grandi imprese non sono persone, non possiedono cervello ne coscienza, non sono capaci di agire con intenzione ne di sentirsi in colpa. Ogni loro ingranaggio può essere sostituito – cosi come è stato sostituito Tony Hayward – il direttore generale di BP.

42-25676040.jpgIl senso di responsabilità e l’obbligo di rispondere delle proprie azioni sembrano non avere alcun senso per le grandi imprese. Perseguono un solo obiettivo: fare denaro.

Se vogliamo che queste aziende agiscano diversamente, dobbiamo forzarli, con leggi che siano rigorosamente applicate e con penalità più onerose delle ricchezze che è possibile realizzare aggirando la legge.

Ed è questo il vero scandalo: a seguito del disastro causato da BP, di fatto, nessuna legge è stata modificata, neppure il limite massimo (così basso da essere ridicolo) dei danni e dei relativi interessi che i privati possono ottenere dalle società petrolifere è stato rivisto… I capi repubblicani del senato hanno dichiarato, recentemente, che si opporrebbero a ogni legge che eliminasse retroattivamente questa determinazione di massimale ed anche i rappresentanti democratici Mary Landrieu (Luisiana) e Mark Begich (Alaska) si sono detti contrari a dare il loro sostegno a tale proposta.

Perché il congresso non fa di più? Non soltanto eliminando la possibilità di un massimale fisso nella responsabilità civile, ma aumentando in modo sensibile le penali imposte alle società petrolifere quando infrangono le regolamentazioni su sicurezza e ambiente, proibendo definitivamente le perforazioni in mare ed instaurando una “tassa carbonio”?

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Semplice: a causa del peso politico della lobby petrolifera.

Lo stesso errore antropomorfico che attribuisce caratteristiche umane a corporazioni giganti come BP, ostacola la riflessione sui mezzi disponibili per limitare la loro influenza politica.

Pensiamo, ad esempio, alla decisione grottesca presa, all’inizio di quest’anno, dalla Corte suprema nella procedura Citizens United-Federal Election Commission, che ha conferito alle grandi imprese lo statuto d’individuo, consentendogli quindi di avvalersi dei diritti previsti dal primo emendamento per spendere somme illimitate in spot di campagne televisiva. La decisione riguardante Citizens United resterà, con quella di Bush/Gore e Dred Scott, una delle decisioni della Corte Suprema americana più stupide e più irresponsabili della storia.

Nel mese di marzo, la corte di appello del distretto di Columbia ha deliberato che alla luce della decisione resa nella procedura Citizens United, non c’era più nessuna ragione di limitare l’importo dei contributi versati ai comitati indipendenti istituiti allo scopo di sostenere o combattere questo o quel candidato. Questi comitati sono stati chiamati i “527”, secondo il titolo della clausola che permette di passare la legge sul finanziamento delle campagne. Prima, i contributi erano limitati a 69.900 dollari ogni due anni. Oggi, anche questa limitazione è stata eliminata.

E la Federal Election Commission ha appena conferito a queste due decisioni il significato che le imprese, e non soltanto gli individui, potranno ora versare somme illimitate ai “527”.

610x.jpgE per coronare il tutto, il senato ha bocciato, la settimana scorsa (per pochi voti) la proposta di legge detta del “Disclose Act”, che avrebbe obbligato gli sponsor industriali di spot pubblicitari a rivelare la loro identità e non più a nascondersi dietro a denominazioni inoffensive come “Americans for America” ecc.

La legge bocciata avrebbe anche proibito il finanziamento di spot politici dalle filiali americane di società straniere (come ad esempio BP), ma ormai, tutti i limiti sono stati eliminati e tutti i colpi sono permessi. Anche la BP, una società britannica, è ufficialmente libera di influenzare a suo modo la politica USA.

La volontà del popolo americano sta per essere subordinata alle esigenze di queste giganti macchine da denaro che sono le multinazionali, che potranno d’ora in poi spendere somme illimitate per sostenere il politico pronto ad aiutarle a guadagnarne ancora di più… o per combattere un candidato che potrebbe far diminuire i loro profitti.

6102x.jpgChe fare? La legge che regola il finanziamento delle campagne politiche è troppo ambigua ed è potenzialmente molto pericolosa, non solo per la singola nazione, ma per il mondo intero. Meglio, quindi, evitare il cinismo ottuso ed esprimere con forza la rabbia, manifestando la nostra indisponibilità a giochi di potere economici che avvantaggiano pochi a discapito della collettività e che mettono in serio pericolo un ecosistema già pesantemente danneggiato. Anche se ci vorranno anni, impegniamoci ad impedire che il denaro delle grandi imprese interferisca (e quindi ingerisca) con il campo politico. E con le nostre vite.


Golfo Messico: incendi controllati della macchia di petrolio
Caricato da Apcom-Video

Anche se ci vorranno anni, impegniamoci ad impedire che il denaro delle grandi imprese interferisca (e quindi ingerisca) con il campo politico.

Approfondimento

Info: Disastro ambientale della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon Wikipedia powered by Virgilio

Scritto: da LuisB



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La morale di BP? Con il denaro tutto è permessoultima modifica: 2010-09-03T15:27:00+00:00da bellefotoblog
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