La sinistra latinoamericana di fronte alla sfida del narcotraffico

Noriega-Panama_ESTIMA20100512_0077_10.jpgLo scorso 7 luglio 2010, il generale Manuel Antonio Noriega, vecchio “uomo forte” di Panama, è stato condannato dal tribunale di Parigi, per riciclaggio di denaro proveniente dal traffico di droga. Durante il processo, a quanto pare, nessuno si è chiesto come mai questo comandante della legione d’onore avesse scelto la Francia per nascondere i propri averi e pianificare una pensione tranquilla.

Former-Panamanian-dictato-006.jpgI contatti francesi del “narcodittatore” gli avevano certamente dato la (errata) sensazione che sarebbe stato al sicuro nell’esagono: comprare materiale bellico gli aveva  permesso di sviluppare e coltivare preziose relazioni ed anche essere membro dell’Internazionale Socialista aveva i suoi vantaggi, come nel caso del Partito Rivoluzionario Democratico (PRD, social-democratico), la formazione politica “istituita” dal regime militare panamense nel 1979.

Noriega sembra non aver imparato molto dal suo “predecessore”, il generale Omar Torrijos: il doppio gioco che ha sostenuto, tra la Central Intelligence Agency (CIA), l’agenzia di spionaggio per l’estero degli Stati Uniti d’America e i “servizi” cubani, ha sicuramente contribuito a confondere le piste, tuttavia, mentre il “mentore” Torrijos, nazionalista e carismatico, era considerato con grande rispetto dalla sinistra dell’epoca, Noriega non ha mai avuto sostegno e rispetto totale dai suoi.

colombia_farc-rebels-march-in-la-macarenapreview.jpgLa narcoguerriglia delle Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia (la FARC, l’organizzazione guerrigliera comunista clandestina di ispirazione bolivariana fondata nel 1964 da Jacobo Arenas) non è la sola ad essersi compromessa con il traffico di stupefacenti.

All’inizio, le pattuglie della FARC bruciavano le piantagioni e fucilavano i narcotrafficanti. In seguito, seguendo l’esempio del generale Noriega, hanno preferito tassare i trafficanti, finendo poi con l’utilizzare le forze di lavoro dei guerriglieri, di origine contadina, per coltivare e produrre cocaina, utilizzando poi il denaro così ottenuto per mantenere buoni rapporti con i membri del partito comunista colombiano ed ottenere il necessario sostegno politico.

E così si erano consolidate due giustificazioni politiche a sostegno di questi traffici: da un lato i contadini lucravano sulla coltivazione illegale di droga, dall’altro i danni sulla salute pubblica causati dalla dipendenza ricadevano quasi completamente sugli Stati Uniti, il principale mercato consumatore, sostenendo così il sentimento “anti-imperialista”. In Colombia, come in Perù, la narcoguerriglia si è spesso nutrita di un fomentato risentimento sociale e di un antiamericanismo pavloviano.

Le compromissioni con i trafficanti di droga da parte della sinistra – ed anche dell’estrema sinistra – non sono certo mancate in America latina.

fidel14.gifIl caso più clamoroso è stato quello del generale Arnaldo Ochoa, fucilato a Cuba il 13 luglio 1989. Di sicuro il processo che ha subito all’Avana, così come, in precedenza, i processi di Mosca, non è stato altro che una macabra messa in scena, destinata a scongiurare la “tentazione di una perestrojka alla cubana”, a risaldare il patto di sangue al vertice del regime castrista e ad evitare l’imminente denuncia da parte degli Stati Uniti del ruolo di Cuba nella geopolitica della droga.

Ma se il coinvolgimento del generale Ochoa e dei fratelli Antonio e Patricio della Guardia in traffici illeciti era indubbiamente reale, non è necessario essere “esperti cubanologi” per capire che nessuna operazione clandestina di tale portata può essere stata condotta senza un avvallo al livello più alto, il “Lider Maximo″, Fidel Castro.

Quando a Cuba cadono le teste, il generale Noriega è già sotto la connivente protezione dei suoi vecchi amici americani ed insieme stanno già preparando l’intervento militare degli Stati Uniti a Panama del 20 dicembre 1989. Come ha già fatto numerose volte, Fidel Castro compie una delle sue “drastiche inversioni di marcia”: prende le distanze dal narcotraffico, chiede ai suoi fedelissimi di abbassare il profilo e sacrifica qualche capro espiatorio.

files_33711_201001121917037a46.jpgOggi, come un tempo in Colombia, la guerra contro “i narcos″ crea turbolenze in Messico. Una parte dell’opinione pubblica si rammarica del tempo andato nel quale il Partito Rivoluzionario Istituzionale (il PRI del centrosinistra), al potere per settantuno anni, si mostrava più conciliante, cercando anche, all’occasione, accordi con i cartelli… ah… anche il PRI è membro della Internazionale Socialista…

Il crimine organizzato si è infiltrato nei governi dell’America centrale, destabilizzandoli e riducendoli, a volte, all’impotenza. Il Guatemala, così, è diventato il paradiso dell’impunità e in Colombia, le milizie paramilitari dell’estrema destra sono così coinvolte con il traffico di droga da offrire ai “narcoguerriglieri” una rappresentazione nel congresso equivalente a un gruppo parlamentare, senza contare gli innumerevoli sostegni locali e regionali.

cocaina_Colombia_Peru.jpgIl traffico di droga e il riciclaggio del denaro che produce esigono una cooperazione internazionale: la cocaina dei paesi andini si scambia con i kalashnikov, mentre il denaro accumulato a Medellin causa morti nelle favelas di Rio de Janeiro.

Di fronte a questa sfida regionale, due governi di sinistra, in Venezuela e in Bolivia, hanno deciso di fare a meno della DEA (l’agenzia anti-droga americana) ed hanno espulso i loro agenti, adducendo a giustificazione – quantomeno formale – il desiderio di controllare da soli il traffico nei loro paesi. Risultato: il Venezuela è diventato un ostacolo per i trafficanti, in particolare per quelli che portano la cocaina colombiana in Europa, passando a volte dall’Africa.

image.jpgDa quando il capo dei coltivatori di foglie di coca della regione del Chapare, Evo Morales, è stato eletto alla presidenza della Bolivia, alla fine del 2005, la produzione è esplosa, tuttavia lo stesso presidente non sembra turbato da questa strana coincidenza e non vede alcun conflitto di interesse nei suoi due incarichi ufficiali di presidente della repubblica e di capo della federazione del Chapare, nel dipartimento del Cochabamba.

E mentre nelle altre zone di produzione, come nella regione andina di Los Yungas, alle porte dell’Amazzonia boliviana, la coca raccolta è destinata al consumo tradizionale (la masticazione), il Chapare di Morales alimenta soprattutto la produzione di cocaina destinata nella quasi totalità all’esportazione.

Le intenzioni sembrano le migliori, tuttavia i fatti sembrano confermare che gli interessi economici, personali e di potere prevalgono ancora.

Approfondimento

Info: Traffico di droga Wikipedia powered by Virgilio

Scritto: da LuisB



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La sinistra latinoamericana di fronte alla sfida del narcotrafficoultima modifica: 2010-08-02T20:20:00+00:00da bellefotoblog
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