Apple: le 10 ragioni di un successo planetario

2313082920_d70feb5a9f_o.jpg1) Un leader visionario e carismatico.

Nessun dirigente incarna cosi appieno l’immagine di un marchio come Steve Jobs ed Apple. Abile oratore e personaggio carismatico, Jobs è il cuore, la mente ed il motore della società che ha creato, nel 1976, con Steve Wozniak. Quando viene allontanato dalla azienda, nel 1985, le vendite crollano, per risalire dopo il suo ritorno nel 1996, facendo di Apple una delle aziende più innovative di tutti i tempi. Sono merito suo tutte le innovazioni di Apple: l’iPod, iMac, l’interfaccia grafica, il mouse, il negozio di musica digitale online l’iPhone, l’iPad… Jobs gestisce la sua gente con un entusiasmo, un’autorevolezza ed un’autorità che seducono e spaventano allo stesso tempo.

SteveJobsWallpaper.jpgNel 1996, il giorno stesso della partenza del suo predecessore, durante una riunione aziendale si lancia in un’aperta provocazione: “Spiegatemi, cos’è che non va qui?” – chiede – e, senza aspettare, risponde lui stesso: “Sono i prodotti: sono una porcheria!”

Prende così decisioni radicali (riduzione delle gamme, eliminazione del floppy disk drive, ecc.) che daranno vita ad uno dei prodotti più emblematici dell’informatica moderna: l’iMac, un prodotto totalmente innovativo. La cura di ogni dettaglio e la ricerca della perfezione, che sono il segno distintivo dello stile di Jobs, arriveranno fino all’eliminazione di un piccolo suono, un click, che si udiva quando si collegava la cuffia nella prima versione del iPod. Il motivo? Faceva “troppo basso di gamma”.

2) Oggetti splendidi.

1984b_nseeff_computer.jpgQuando l’iMac esce, nel 1998, il mondo dei computer è popolato esclusivamente di macchine e di schermi rettangolari e grigiastri, inimmaginabili fuori dal contesto austero dell’ufficio di un ragioniere o di un ingegnere.

Con il suo aspetto tondeggiante e i colori allegri e luminosi, l’iMac disinibisce l’informatica. E il computer diventa oggetto di arredo, uno strumento che non si ha più paura di mostrare, anzi, lo si espone con orgoglio nel proprio salotto. È un vero choc per il settore e l’enorme successo soffia nuova vita nella Apple, che non abbandonerà mai questo approccio.

Sotto la guida del designer Jonathan Ive, il marchio dalla Mela produrrà decine di prodotti, riconoscibili a colpo d’occhio. Impacchettati con cura (anche l’imballaggio è un godimento ed un aspetto sul quale Jobs insiste particolarmente), tutti i prodotti manifestano una maniacale attenzione ai dettagli, sia del design che dell’utilizzo.

79003906.jpgCosì, il popolare iPod lanciato nel 2001, nelle sue forme eleganti e pulite, non prevede nessuna antiestetica vite e presenta un solo pulsante che controlla tutte le funzioni, permettendo allo sguardo soffermarsi sulla purezza delle linee. E, in modo analogo, l’interfaccia di tutti gli apparecchi prodotti dalla casa della Mela condividono la stessa semplice ed elegante interfaccia grafica, rivelando coerenza di stile e facilitando la vita degli utenti, che possono contare su un linguaggio comune su ogni device senza dover ogni volta ricominciare da capo. Tastiere e mouse seguono gli stessi principi di design.

Fra i prodotti più riusciti, senza dubbi, si collocano l’iMac G4 Tournesol del 2002, che include l’unità centrale al piede dello schermo; il portatile ultrasottile MacBook Air e, infine, il popolare iPhone. Alcune settimane fa Steve Jobs ha presentato il nuovo iPhone 4G, durante la Worldwide Developers Conference. L’iPhone 4G conta più di 100 nuove funzioni, fra cui una non proprio innovativa macchina fotografica frontale che permette di fare videochiamate.

3) La semplicità d’utilizzo.

multi_touch_20100127.pngMuovere la freccia sullo schermo con il mouse e fare doppio-clic sul documento per lanciare l’applicazione corrispondente… Questa manovra, oggi standard, è solo apparentemente insignificante e sicuramente non lo è nel 1984, quando Apple lancia il Macintosh. Sempre a Macintosh si deve la visualizzazione dell’interfaccia operativa che emula la scrivania, contiene documenti, cartelle e un cestino dei rifiuti… Di fronte a PC ancora legati ad oscure linee di comando per effettuare ogni minima operazione, Apple replica con una schermata iniziale sulla quale spicca un ludico “Hello”. È una vera filosofia, che combina eleganza e semplicità d’utilizzo e che trasformerà l’informatica per sempre. “Quando si parla di design, la gente pensa a che cosa somiglia? Design per noi significa come funziona?” piace riassumere a Steve Jobs.

Infatti, la caratteristica fondamentale di tutti i prodotti Apple è l’estrema facilità di utilizzo, quella “user-friendliness” che è alla base della filosofia di Jobs. Il sistema operativo Mac OSX, che gestisce tutti i Mac, è assolutamente intuitivo e di facile utilizzo anche per chi è inesperto di informatica. Non occorre un tecnico per installare una periferica, gli applicativi si aprono con un click e quando si desidera eliminare un programma, è sufficiente “buttarlo” nel cestino. Stessa meravigliosa  semplicità per l’iPod (260 milioni di pezzi venduti) la cui interfaccia iniziale tonda e il seguente schermo tattile ne hanno fatto icone in materia d’ergonomia. E che dire dell’iPhone, venduto senza le minime istruzioni per l’uso, che non sembra, tra l’altro, opporre alcuna difficoltà di utilizzo a bambini di 8 anni?

4) Riuscire con le idee degli altri.

2372858729_38c062a247_o.jpgPur godendo della reputazione di aver rivoluzionato l’informatica, gli ingegneri di Apple, di fatto, non hanno inventato niente di particolare: hanno saputo ispirarsi a tecnologie e sistemi esistenti per offrire la miglior esperienza possibile in accordo con le necessità latenti dei consumatori, spesso con apparecchi meno potenti tecnicamente e ben più cari dei loro concorrenti. Così la scrivania virtuale e il mouse che controllavano le fotocopiatrici Xerox hanno ispirato Steve Jobs, durante una visita nel 1979. Quanto all’iPod, è arrivato dopo molti altri piccoli lettori di mp3 (Creative, iRiver…) ma, nell’entropia di un mercato balbettante, ha saputo proporre un lettore di musica digitale semplice, intuitivo e completo.

Il caso iPhone è altrettanto emblematico: si impone aggressivamente al mondo della telefonia, mantenuto egemonicamente da pochi marchi, considerati senza rivali, come Nokia, Samsung o Sony Ericsson. Propone un prodotto completamente diverso e ben più costoso. E ne fa un vincente apripista.

Contro qualsiasi previsione, rovescia i metodi di distribuzione e diventa un vero fenomeno di moda. Non propone nulla di nuovo, tuttavia lo fa meglio. La sua interfaccia tattile è più reattiva di quella dei concorrenti, le sue applicazioni, organizzate sotto forma di icone, sono più accessibili, il suo navigatore Internet reagisce immediatamente… Anche il suo “negozio” di applicazioni, che rivendica 3 miliardi di contatti nei primi diciotto mesi, è ispirato da quello di Microsoft per Windows Mobile. Quanto all’iPad, ha già raggiunto una tale notorietà che ha permesso di predire, per l’anno fiscale 2010, la vendita di circa 2 milioni di pezzi, mentre, per l’anno successivo, le aspettative sono di consegnare un numero triplo di apparecchi.

5) Un universo a parte

overview_hero4_20100607.pngQuando cerca il proprio cellulare, la persona comune dice: “Cerco il mio telefono”. Quando lo fa il proprietario di un cellulare marchiato Mela, dice: “Cerco il mio iPhone”. Questo perché un prodotto Apple non è come gli altri, e chi lo possiede ne va fiero e lo sfoggia come segno di appartenenza ad un’elite.

Questo fenomeno nasce nel 1984. Il 22 gennaio, in occasione dell’intervallo di metà tempo del più grande evento sportivo dell’anno negli Stati Uniti, la finale del Super Bowl, milioni di telespettatori scoprono una pubblicità che è diventata una delle più famose al mondo: annuncia il lancio del primo Macintosh presentandolo come una rivoluzione in un universo totalitario, con un riferimento al libro 1984 di George Orwell. Apple getta così le basi del suo posizionamento come “anticonformista e innovatrice”, posizione che concretizzerà negli anni, attraverso la guerra perpetua contro il PC di Microsoft, spesso ridicolizzato o sminuito nelle pubblicità.

Quest’antagonismo si consolida nello slogan “Think different” (“pensa in modo differente”). Apple non vende soltanto prodotti, vende una filosofia di vita. Si compra un Apple come si compra Vuitton o Chanel, il prezzo diventa secondario, di fronte all’acquisto di strumenti inequivocabilmente fruibili e perfettamente progettati. Di fronte al “nemico comune” – il PC in questo caso – i “fan” di Mac costituiscono una comunità crescente, con i suoi templi (l’Apple Store), la sua letteratura specializzata e, a volte, con una certa arroganza.

Uno dei successi di Steve Jobs è quello di essere riuscito ad allargare la base degli utenti, aprendosi verso il grande pubblico (prima con l’iPod, poi con l’iPhone) senza perdere il “core”, lo zoccolo duro di progettisti e designer che da sempre privilegiano il Mac per il lavoro professionale. Jobs ha piazzato i suoi prodotti sul mercato di massa riuscendo a convincere ciascuno di essere unico e particolare.

6) Dall’informatica alla cultura.

gallery-software-appstore-20100127.pngMentre i lettori di musica digitale esistono da qualche anno ed il mercato della musica online inizia ad emergere, Apple, nel 2001, propone, non uno strumento qualsiasi, ma una soluzione completa che include un lettore MP3, un software di gestione e di ascolto online di musica (iTunes) e il negozio di musica digitale (iTunes Store).

Invece che cercare musica pirata in rete, Apple ritiene che gli utenti siano disposti a pagare 1,29 dollari (poi 0,99 dollari) pur di semplificarsi la vita. E per non chiudersi in un angolo, la società accetta, per la prima volta, di conformarsi al mondo PC: compatibile con Windows, il software iTunes permette di acquistare e gestire contenuti da ogni tipo di computer collegato a Internet.

Il successo è ovvio. Oggi, sette anni dopo la sua creazione, iTunes Store è diventato il primo venditore di musica al mondo (90% di quote di mercato sulla musica online) davanti ai negozi WalMart (principale catena di ipermercati americani). Più di 10 miliardi di titoli sono stati scaricati, su un totale di 11 milioni di riferimenti. Apple ha giocato bene la sua scommessa ed ha vinto, passando dallo status di semplice produttore di computer a quello di distributore di contenuto culturale (musica, videoclip, film).

Un colpo di genio, che gli consente di trattenere il 30% dei fatturati di iTunes senza produrre alcun contenuto. Questo nuovo genere di ecosistema troverà numerose declinazioni: le applicazioni per iPhone (3 miliardi di app scaricate nei primi diciotto mesi) e ora i contenuti per iPad, che affiancano agli applicativi quelli editoriali (libre e riviste).

7) Clienti prigionieri.

connect_20100127.pngLa società di Cupertino ha sempre voluto “isolare” i propri utenti (i Mac non erano compatibili con l’universo PC), ma, a partire dal 2003, inizia ad applicare una policy che nessuna altra azienda al mondo avrebbe osato: rendere i suoi clienti interamente “prigionieri”. I proprietari di iPod, infatti, così come iPhone e iPad, devono obbligatoriamente utiizzare il software iTunes per acquistare e gestire i contenuti sui device. Ovviamente l’utilizzo esclusivo di iTunes Store e di App Store per la gestione dei contenuti acquistati è estremamente semplice e contribuisce a combattere la pirateria.

E per allontanare la concorrenza! I pezzi in vendita, inizialmente, sono leggibili soltanto con l’iPod grazie ad un formato proprietario e ad un sistema opportunista antipirataggio (DRM). Di fronte alla protesta generata, l’impresa fa pian piano retromarcia e libera gli archivi musicali dai DRM nel 2009. Ma gli iPod restano dipendenti da iTunes. Nel frattempo, iTunes Store è diventata la prima piattaforma di ascolto e vendita di musica e di altri contenuti editoriali digitali.

Costringere gli utenti a passare da iTunes, garantisce ad Apple il controllo completo di questa nuova economia e dei redditi associati. Nel caso di iPad, le ambizioni sembrano tuttavia un po’ sproporzionate, poiché si tratta di sostituirsi ai canali tradizionali di distribuzione di libri e stampa, riservandosi il contatto cliente.

8) Il mondo lavora per loro.

6105x.jpgDecine di migliaia di lavoratori disinteressati: ecco un’altra delle idee vincenti partorite a Cupertino. In occasione dell’uscita di iPhone, nel 2007, Steve Jobs rifiuta di autorizzare sviluppatori esterni a proporre applicazioni addizionali. Un anno più tardi il volta-faccia: partendo dall’esperienza dell’Internet 2.0 (cioè dal nuovo concetto di User Generated Content e di condivisione di contenuti, come nei siti video Youtube, Dailiymotion, ecc.) Jobs apre l’AppStore, un negozio online ove chiunque può mettere in vendita (o in accesso gratuito) il frutto del suo lavoro per il iPhone. L’aumento è folgorante: in diciotto mesi, quasi 400.000 applicazioni sono create.

“C’è un app per ogni cosa”: giochi, meteo, cucina, dizionari, utilities… Un’abbondanza incredibile alimentata dalle speranze di piccoli sviluppatori e dall’attrazione dei marchi per l’hype scatenata da iPhone. Nike, Volkswagen, TIM… tutti vogliono la propria applicazione. E Apple trattiene il 30% di tutto ciò che transita sia sull’App Store che all’interno delle applicazioni. Una cornucopia che sembra inesauribile. Tanto più che la società conserva un controllo tirannico sul sistema. Numerosi software sono rifiutati in modo arbitrario, come Google, il cui Chrome faceva un po’ troppa concorrenza a Safari o il caso di Adobe, vecchio partner privilegiato negli applicativi di design e fotografia. Steve Jobs non vuole sentir parlare della tecnologia Flash, accusata di creare difficoltà tecniche e di “far crashare” il sistema operativo, ma che è tuttavia ancora molto utilizzata in molti siti web.

9) Imparare dai propri fallimenti.

apple-tv-picture_800x600.jpgSe Apple rappresenta oggi un modello di società visionaria, bisogna ricordare che i suoi grandi successi poggiano spesso sulle lezioni impartite dai suoi cocenti fallimenti. Nel 1989, il Macintosh portatile integra tastiera, trackball (un derivato del mouse), schermo monocromatico di 640 x 400 e hard-disk di 40Mb. Accusa, tuttavia, un peso di 7 chili ed il prezzo proibitivo di 6.500 dollari. Un flop che condurrà due anni più tardi alla produzione del PowerBook 100.

Considerato come la prima agenda elettronica della storia, il Newton nasce nel 1993, proponendo una penna digitale ed il trasferimento senza filo tra due apparecchi. La dimensione “importante” e l’autonomia ridotta ne decreteranno il fallimento.

Lo stesso anno, Apple propone Macintosh TV: un computer che fa anche da televisore, ma non i due allo stesso tempo. Solo 10.000 pezzi troveranno un’acquirente. Più stupefacente, nel 1994 appare una delle prime macchine fotografiche digitali: la Quick Take, che offre una risoluzione di 0,3 megapixel ed una memoria integrata di 1 Mb, che permette di salvare 8 immagini e che è compatibile solo con i computer Apple. Un errore che la ditta non ripeterà al lancio di iPod.

E sono 40.000 i pezzi distribuiti nel mondo della consolle Pippin (1996), costruita sulla base di una versione ridotta di un Mac. Solo 18 giochi verranno prodotti per gli Stati Uniti e 80 per il Giappone.

Ci sono altre “ciambelle senza buco” che si possono ricordare: il PowerMacG4Cube nel 2000, un curioso computer cubico di 20 cm per parte che non incontrerà l’interesse del grande pubblico, la prima versione del sistema MacOSX, nel 2001, piena di “bachi”, ed ultimo, cronologicamente, il mancato successo, nel 2007, di Apple TV, considerato come il “killer” del DVD. Questa TVbox fu soffocata da quelle offerte dagli operatori Internet, che proponevano le stesse funzioni.

10) Creare l’evento.

nano7.pngIl 9 gennaio 2007, Steve Jobs presenta iPhone. Quest’annuncio surclassa completamente tutte quelle dei concorrenti alla CES di Las Vegas (uno dei più grandi saloni mondiali di nuove tecnologie) che si tiene alcuni giorni più tardi, attraendo tutta l’attenzione di stampa e pubblico. Nel 2010, lo stesso metodo annuncia l’arrivo dell’iPad. Da anni Apple controlla la sua comunicazione con mano di ferro: nulla deve filtrare ne trasparire che non sia deciso dal grande manager. Così, i pochi, privilegiati giornalisti che hanno ricevuto l’iPad prima della sua uscita hanno dovuto impegnarsi a conservarlo fissato ad un cavo, in una stanza protetta da un codice.

Facendo poco appello alla pubblicità, la società centellina le proprie informazioni come tesori rari, un pezzettino qui, a un giornalista del New York Times, e un pezzettino la, pubblicando sul proprio sito un embrione d’informazione che sarà decriptata, congetturata e poi comunicata da una nuvola di specialisti.

Il colmo si raggiunge nell’aprile 2010, quando un iPhone di quarta generazione viene trovato in un bar di San José, vicino agli uffici di Apple, “dimenticato” da un ingegnere un po’ brillo, e “atterra” rapidamente alla redazione del sito high-tech più popolare degli Stati Uniti (Gizmodo.com) per una meticolosa ispezione. Nel giro di pochi minuti l’informazione e il relativo video clip, fanno il giro del mondo via Internet, creando scalpore e occupando tutte le prime pagine. Costo dell’operazione? Zero!

Questa capacità di creare desiderio e allure, di giocare con la curiosità di stampa e consumatori, di alimentare incessantemente le voci relative alle proprie attività, è un’arte che una sola società al mondo domina: Apple. E l’esistenza stessa di quest’articolo ne è la prova…

Approfondimento

apple nyt.jpg

Mentre eri via…Gli anni di Apple con e senza Steve Jobs” originale The New York Times

Notizie : Apple : powered by Virgilio Ricerca

Info : Apple Inc.: da Wikipedia powered by Virgilio

Scarica Virgilio per iPhone

Scritto: da LuisB



Il mondo della solidarietà, cultura, economia, tecnologia e della finanza e in particolare quello delle geo-politica ti affascinano e sei sempre alla ricerca di informazioni o di chiarimenti? Su Virgilio Genio trovi le risposte migliori e le persone più esperte per risolvere i tuoi quesiti.



Codice QR dell’articolo: Apple: le 10 ragioni di un successo planetario.

qrcode





Disclaimer

Originis Blog non rappresenta una testata giornalistica e viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n° 62 del 7 marzo 2001 e nella fattispecie non è sottoposto agli obblighi previsti dalla legge n° 47 dell’8 febbraio 1948.

L’autore del blog non è responsabile del contenuto dei commenti ai post, né del contenuto dei siti ad esso collegati.

Alcune, immagini e materiale multimediale in genere inseriti in questo blog sono tratti da internet e, pertanto, considerati di pubblico dominio; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore, si prega di comunicarlo via e-mail e saranno immediatamente rimossi.

 

Apple: le 10 ragioni di un successo planetarioultima modifica: 2010-07-05T12:26:00+00:00da bellefotoblog
Reposta per primo quest’articolo